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(foto ARCHIVIO)

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C'è ancora vita nel Pd: si torna a litigare su tesseramento e congresso

Sessanta tra sindaci, consiglieri, esponenti locali hanno firmato una lunga lettera al segretario nazionale e quello regionale

Partito democratico, dopo mesi di silenzio tombale, si riprende lo scontro interno ai Dem che, va ricordato, ad Agrigento sono ancora commissariati.

A rinfocolare la polemica è l'avvio - in gran sordina - i congressi nei comuni che dovranno portare all'elezione delle segreterie cittadine in ottica poi di votare la segreteria provinciale per la quale concorrono al momento in due, l'ex segretaria provinciale in pectore Giovanna Iacono e l'ex sindaco di Sciacca Di Paola. Un passo avanti cha ha portato alla reazione di una buona porzione del partito che ha firmato una lettera, che porta la firma di una sessantina di amministratori (i sindaci di Siculiana, Campobello di Licata, Santo Stefano di Quisquina, Grotte, Lampedusa, molti consiglieri e assessori e anche diversi esponenti dei circoli locali), con la quale si contesta la convocazione del congresso che, dicono, "appare programmato a tavolino, con un finale già scritto da chi è lontano dal territorio".

In particolare, nel documento inviato al segretario nazionale Nicola Zingaretti e a quello regionale Anthony Barbagallo, si sostiene che questa attività ha escluso la partecipazione delle democratiche e dei democratici della provincia, con regole modulate ad uso e consumo di una parte, annullando il ruolo dei dirigenti locali. Nulla a che fare con la natura stessa del partito che molti di noi hanno contribuito a far nascere”.

"Una investitura dall’alto -  continuano - che non tiene conto di centinaia di militanti che in questi anni, tra mille difficoltà, hanno creduto, e continuano a credere, nel Partito Democratico. Militanti mortificati da un commissario le cui scelte sono state mirate a far quadrare i numeri, al fine di dare una veste democratica ad un congresso che in realtà non lo è. Un tesseramento che ha escluso la partecipazione delle democratiche e dei democratici della provincia, con regole modulate ad uso e consumo di una parte, annullando il ruolo dei dirigenti locali. Nulla a che fare con la natura stessa del partito che molti di noi hanno contribuito a far nascere".

I firmatari, in conclusione, chiedono "il commissariamento con una figura terza, capace di ascoltare le ragioni di tutti, di ridare dignità e ruolo ai circoli e di avviare un confronto di rinnovamento vero, nel rispetto dei valori fondanti del partito democratico".

Per i sessanta firmatari è comunque anche un nodo di natura politica per il futuro, visto che quest'anno al voto andranno quattro comuni in provincia e, a marzo, si voterà anche per i Liberi consorzi. Di certo vittorie al momento il Pd non ne ha portate.

"Siamo pronti a dialogare con quanti hanno a cuore il futuro di questo territorio: partiti, movimenti, associazioni e forze sociali - dicono ancora i firmatari -. Siamo sindaci, amministratori locali, dirigenti PD della provincia di Agrigento che desiderano che il prossimo governo del Libero Consorzio dei comuni della provincia, se si voterà, sia rappresentativo dei cinquecentomila agrigentini, Lampedusa e Linosa compresi, e degli amministratori dei 43 comuni. Un Libero Consorzio che metta mano alla viabilità provinciale e la renda degna e sicura, che garantisca la qualità e la sicurezza degli edifici scolastici degli istituti superiori. Torniamo insieme ad una politica capace di elaborare progetti concreti di cambiamento, che non si rassegni e non si consegni alle mere logiche di potere, ma sappia interpretare i bisogni e a
rappresentare le istanze vere della società agrigentina. Se qualcuno ha deciso di continuare a giocare “al gioco del congresso” occupando caselle vuote, faccia pure, ma assumendosi la responsabilità di
celebrare un congresso dimezzato, che ha escluso a priori una parte importante del partito".

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