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E' pace "armata" nella maggioranza di Miccichè: ma quanto durerà?

La linea del sindaco rimane invariata: nessuna risposta pubblica agli attacchi che pure si moltiplicano da parte di ex amici e partiti "trascinati" alla vittoria

L'ultimo "schiaffo" in ordine di tempo si svolge nella sede agrigentina di Forza Italia. Gli stati generali del partito si riuniscono alla corte del novello assessore Marco Zambuto per annunciare il "regalo" fatto alla città. Anzi, l'anticipo di "soli" 600mila euro di un finanziamento ben più corposo da 2 milioni di euro che giaceva tra Comune e Regione destinato al centro storico. Un "regalo" con i soldi che erano già dei cittadini e che semmai rischiavano di scadere per colpe burocratiche e politiche.

Ma tant'è. A quella conferenza stampa (svoltasi solo su inviti, sostanzialmente) mancava - ma nessuno sembra averlo notato - l'amministrazione comunale. Nè il sindaco, nè l'assessore al ramo. "Non andiamo dove non siamo invitati", dicevano a denti stretti subito dopo da Palazzo dei Giganti.

Poi, un paio di giorni dopo, arriva una "pezza", messa tra l'altro non da Forza Italia (che numeri alla mano dovrebbe ringraziare Miccichè per l'accordo al ballottaggio, che ha consentito al partito di Berlusconi di ottenere un assessore e il presidente del Consiglio comunale pur avendo di fatto perso le elezioni), ma dal sindaco in prima persona che a posteriori commenta: "Si tratta di un importante segnale, quello dato dal Governo regionale e dall’amico e assessore regionale Marco Zambuto verso la città di Agrigento". Una proposta di pace di fatto unilaterale, stante che al momento Forza Italia rappresenta in Consiglio comunale più un agguerrito gruppo di opposizione che una parte delle truppe della maggioranza.

Tanti i temi su cui i consiglieri forzisti sono più volte tornati, a partire da quello della rotazione dei dirigenti (che pure sono talmente pochi da rendere aritmeticamente ardimentoso trovare la quadra). E questo, di per sè, non è oggetto di necessaria analisi: apparterenere ad una maggioranza non significa non adempiere al proprio ruolo di controllo.

Tuttavia, tra le pareti di aula "Sollano" i malumori sono tanti e tangibili, tra maggioranze "postume" (quelle nate dagli accordi dopo il primo turno) e fedelissimi che oggi si sentono di fatto "abbandonati" e mal sopportano dover continuare a patire gli attacchi di amici ed ex amici senza che vi sia un'effettiva risposta. C'è pure chi attende qualcosa, o che la chiede: a molti le scelte di distribuzione di poteri e incarichi non sono andate giù. Troppa concentrazione su poche persone, segno forse anche di una scarsa fiducia verso alleati o presunti tali.

Certo è che nei prossimi mesi toccherà a Micciché trovare una strada politica anche per cominciare a fare qualcosa che non sia riassumibile nelle poche righe di un post sui social. La statistica, comunque, dovrebbe rassicurarlo: da anni i sindaci non hanno una vera maggioranza in Consiglio comunale. Si vive bene anche senza.

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