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Lunedì, 16 Maggio 2022
Regione

Musumeci all'Ars: "Mai un giorno di crisi, avanti sino al termine della legislatura senza cambi in Giunta"

Il presidente della Regione torna in Aula dopo il voto sui delegati per l'elezione del Capo dello Stato: "E' stata un'offesa non alla mia persona ma all'istituzione". Il rimpasto? "Nessun partito ha chiesto la sostituzione di assessori". Sull'ipotesi di ricandidatura, il governatore dice che "sarà affrontata nei tempi e nei luoghi opportuni col centrodestra"

La verifica di governo, dopo aver parlato con i vertici dei partiti della coalizione, ha portato un risultato: nessun partito ha chiesto di sostituire la propria rappresentanza in giunta e tutti hanno dichiarato di voler continuare a sostenere questo governo fino all'ultimo giorno. Significa che il voto all'Ars non è stato frutto di scelte politiche dei partiti".

Lo ha detto il governatore Nello Musumeci all'Ars, dove è in corso il dibattito - richiesto dalle opposizioni - dopo che il presidente aveva ipotizzato l'azzeramento della Giunta alla luce del voto per i grandi elettori del Capo dello Stato. "Il voto anomalo espresso in quest'Aula è frutto di autonoma iniziativa o esprime un disagio verso un governo che non appare più rappresentativo della maggioranza? O esprime un segnale di insofferenza verso chi presiede questo governo? Ci sono le condizioni per continuare? E da questi interrogativi che è partita la verifica di governo con i partiti offrendo loro la possibilità anche di azzerare la giunta, di modificarla o di tirarsi fuori".

Le ore successive a quel voto hanno portato alla diretta Facebook in cui Musumeci annunciava l'azzeramento della Giunta. Oggi però il governatore ha precisato che "non c'è stato mai un giorno di crisi. Nessun governo regionale ha garantito stabilità come questo, non solo in termini di ininterrotta attività di governo ma anche in termini di assetto assessoriale e dirigenziale". 

Dopodiché il presidente della Regione ha nuovamente spostato l'attenzione sul Parlamento: "Quest'Aula è stata teatro nel tempo di sgambetti e congiure ordite contro gli uomini di governo. Tutti metodi non edificanti ma quasi fisiologici nel rapporto tra governo e parlamento. Quel pomeriggio però (il giorno dell'elezione dei tre elettori per il Quirinale, ndr), l'Aula era chiamata non a un voto programmatico ma a un voto istituzionale e quel voto ha costituito un'offesa non alla mia modesta persona ma all'istituzione che rappresento per il popolo siciliano. Comprensibile quindi la mia amarezza e la mia ferma condanna, che ribadisco anche ora, verso gli autori che hanno agito con rancore e spirito di vendetta, forse a seguito di qualche mio no a qualche richiesta di natura politica ma dal mio punto di vista non ricevibile".

Musumeci è poi entrato anche nel merito della ricandidatura "che non è tema di questa Assemblea - ha precisato - ma della coalizione di governo. Serve chiarezza, motivo per cui affronteremo l'argomento col centrodestra nei tempi e nei luoghi opportuni". Infine le scadenze sulla sessione di bilancio: entro fine marzo il governo trasmetterà gli atti a Palazzo dei Normanni, per dare il tempo all'Ars di esaminare l'ultima manovra della legislatura; in agenda c'è anche il Pnrr e la nuova programmazione dei fondi Ue 2021-27. 

Dopo l'intervento di Musumeci all'Ars non sono mancate le reazioni. "Musumeci ricorda un personaggio de 'I Promessi Sposi': il conte zio, che per risolvere gli scandali delle città diceva di 'troncare e sopire'", ha detto il deputato de I cento passi all'Ars, Claudio Fava. "Nonostante i tentativi di Musumeci, questa resta una crisi", ha aggiunto. All'attacco anche gli altri espoenti dell'opposizione. Per il capogruppo del Misto, Danilo Lo Giudice, "la verità è che lei ha fatto tutto da solo e da solo si è cacciato nel baratro. Si dimetta, e torniamo al voto".

A chiedere la fine di questo governo e il ritorno alle urne è anche il capogruppo del M5S Nuccio Di Paola, mentre il deputato del Pd e segretario regionale del partito Anthony Barbagallo ricorda al governatore di aver definito i deputati "scappati di casa, sciagurati, traditori".  

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