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Giovedì, 23 Maggio 2024
La polemica

Arresto Di Giovanni, Agrigento in comune non ci sta: "Preoccupanti le dichiarazioni di Miccichè"

Per il movimento la relazione del primo cittadino non sono state soddisfacenti sollevando "serie preoccupazioni sulla governance del Comune e sulla visione di legalità ed etica nella pubblica amministrazione"

Dopo la recente manifestazione pacifica davanti a palazzo dei Giganti, il movimento “Agrigento in comune” torna sul caso dell’arresto del dirigente Gaetano Di Giovanni. E lo fa riferendosi alla recente relazione del sindaco Francesco Miccichè, in consiglio comunale, che ha affrontato proprio l’argomento legato alla vicenda giudiziaria che ha investito una delle persone più importanti dell’amministrazione.

“Riteniamo non convincenti - dicono dal movimento - le garanzie di legalità, etica e trasparenza fornite in consiglio comunale dal primo cittadino di Agrigento in merito all'arresto del dirigente di sua nomina Gaetano Di Giovanni. In particolare troviamo preoccupanti le affermazioni di Franco Miccichè su tre punti cruciali.

Il primo è che Miccichè attribuisce a sé ogni responsabilità nella nomina del dirigente arrestato, escludendo qualsiasi pressione esterna, senza rivelare nulla riguardo alla rete di interessi che portava Di Giovanni a ottenere, nonostante la sua reputazione e le precedenti condanne, incarichi di fondamentale importanza in ogni settore della pubblica amministrazione e in ogni luogo della Sicilia. Miccichè ha quindi mancato di trasparenza nel fornire spiegazioni circa la nomina di Di Giovanni e ha ignorato completamente la questione della corruzione sistemica che sembrava permeare l'operato del dirigente arrestato.

Il secondo è che Miccichè definisce Di Giovanni come elemento fondamentale nella pubblica amministrazione, citando la sua ‘capacità di accelerare i processi amministrativi’. Chiediamo al Sindaco: in che modo Di Giovanni era in grado di velocizzare le operazioni del Comune? Secondo quanto emerso dalle indagini della procura, il sistema messo in atto da Di Giovanni permetteva progressi e avanzamenti in cambio di tangenti, motivo per cui veniva soprannominato ‘Tano gnam gnam’. La difesa di Miccichè dell'operato di Di Giovanni come risorsa essenziale per accelerare i processi amministrativi, sembra ignorare o minimizzare la gravità delle accuse di corruzione.

Il terzo è che in una regione che, secondo ogni rapporto dell’Unione europea e della Direzione investigativa antimafia, detiene uno dei più alti tassi di infiltrazione mafiosa, come può il Sindaco, uomo di Stato, affermare che a lui non interessa l’attività di illeciti che il Di Giovanni compiva al di fuori del Comune di Agrigento? Considerando che il dirigente arrestato aveva già ricevuto una condanna per danno erariale per il suo lavoro al Comune di Agrigento (il caso suv) e che il giudice per le Indagini Preliminari dichiara che: ‘è certo alla luce della inusuale avidità del dirigente, che fatti come quelli sin qui rappresentati si siano verificati anche dopo la fine dell’indagine', come può Miccichè definire la nomina di Di Giovanni come un atto d'amore per la città?

Il nostro giudizio nei confronti del sindaco Miccichè in merito al caso Di Giovanni è inequivocabilmente negativo. Le sue risposte non sono state solo insufficienti, ma hanno anche sollevato serie preoccupazioni sulla governance del Comune di Agrigento e sulla visione di legalità ed etica nella pubblica amministrazione. In conclusione, con le sue dichiarazioni, il sindaco Miccichè non ha dimostrato di essere all'altezza della responsabilità che la sua posizione richiede”.

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