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Sinesio: "Ecco perché dico no al referendum costituzionale"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AgrigentoNotizie

Ho letto con molta attenzione l' intervista dell'ex Segretario del mio Partito, Bersani, e le sue preoccupazioni in merito alla riforma costituzionale voluta dal Premier/Segretario Renzi sono assolutamente condivisibili. 

Da uomo politico ma soprattutto da costituzionalista, che da anni ha dedicato e dedica la propria attività di ricerca universitaria ai sistemi elettorali e alle forme di stato e di governo in chiave comparatistica con gli altri ordinamenti, non posso esimermi dall' esprimere alcune brevi valutazioni di metodo e di merito sulla riforma che il 4 dicembre prossimo saremo chiamati ad esprimerci. 

In primo luogo, non può essere sottaciuto che l'attuale Parlamento non ha la legittimità giuridica a potere revisionare la nostra Costituzione. Ricordo a me stesso che la sentenza n. 1/2014 della Corte Costituzionale, nel dichiarare la illegittimità delle leggi elettorali con le quali sono state elette entrambe le attuali Camere, si è richiamata espressamente al noto principio della continuità dello Stato, secondo cui le attuali Camere avrebbero dovuto soltanto limitarsi agli atti necessari ed urgenti, tra cui la conversione di decreti legge: di contro, invece, disattendendo questa sentenza, le Camere hanno ritenuto, con spregiudicatezza, di ergersi a nuovi padri costituenti, senza averne titolo nè giuridico nè morale. 

Ciò detto, nella sostanza questa riforma presenta diverse criticità: 

1 - Introduce surrettiziamente, senza che i cittadini lo sappiano, un premierato forte. Nel 2005, la riforma Berlusconi, tanto criticata dal collega Ceccanti, novello ispiratore dell'attuale riforma renziana, aveva almeno il pregio della sincerità, indicando il modello del premierato forte senza sotterfugi. In questa riforma, ufficialmente i poteri del premier e del governo non sono stati modificati, ma è solo un bluff, poiché, come noto, la nuova legge elettorale voluta da Renzi consentirà al segretario di ogni partito di scegliersi i deputati, tra gli amici e le amiche, collocandoli come capilista. Se quel segretario di partito vince le elezioni, ottiene un grosso premio di maggioranza ma soprattutto avrà alla Camera, l'unica che con la riforma accorderà o meno la fiducia al governo, una maggioranza composta da suoi nominati che non lo sfiduceranno mai nè voteranno mai contro le leggi proposte. In altri termini, una vera e propria dittatura.

2 - L'introduzione surrettizia del premierato forte, finirà con lo svuotare anche i poteri del Presidente della Repubblica, che diventerà in questo modo un puro e semplice notaio, senza un vero potere di nomina del Presidente del Consiglio. E questo accadrà senza necessità di modifica dell'art. 92 Cost, 2° comma; in buona sostanza, un ulteriore inganno per i cittadini!

3 - Non è assolutamente vero che vengono ridotti i costi, perché il Senato resterà e con esso la sua costosa e dispendiosa struttura burocratica; 

4 - I senatori saranno eletti dai consigli regionali, tra i consiglieri e i sindaci, cioè tra persone che potranno essere presenti in Senato molto poco, attesi i loro impegni locali e che quindi non potranno dedicare alla funzione legislativa il tempo dovuto; 

5 - aumenterà l'incertezza istituzionale, con una esponenziale proliferazione dei ricorsi innanzi la Corte Costituzionale per conflitti di attribuzione tra Camera e Senato e tra Stato e Regioni; 

6 - a fronte di queste modifiche, non è stato previsto un rafforzamento delle garanzie costituzionali, attraverso l'introduzione, per esempio, del ricorso diretto da parte dei cittadini alla Corte Costituzionale, come avviene in Francia, Germania e in Spagna col ricorso d'amparo. 

Tutte queste ragioni, e molte altre ancora che saranno oggetto di successive valutazioni, ci spingono ad essere assolutamente contrari a questa riforma costituzionale e a questa nuova legge elettorale, che a mio avviso, non ha del tutto superato le criticità di incostituzionalità evidenziate dalla Corte Costituzionale con la citata sentenza. Personalmente, ritengo che la Costituzione appartenga a tutti, e che essa non possa avere colori politici, nè tantomeno può il Presidente del Consiglio in carica prospettare diluvi e catastrofi se vincerà il no al referendum: il ritornello demagogico che in passato nessuno ha fatto le riforme costituzionali promesse, non può essere usato come scusa per il si, poiché tra una mancata riforma e una cattiva riforma è sempre meglio la prima opzione. Per adesso mi fermo, convinto che già queste valutazioni siano sufficienti a spazzare via le ragioni - poche devo dire- di un ipotetico sì al quesito referendario del prossimo 4 dicembre.

Antonio Sinesio

Docente di diritto pubblico comparato nell'Università di Palermo

Presidente del PD di Agrigento

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