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Amministrative, "grandi manovre": un vertice romano "pro Firetto"

Mentre la coalizione "Agrigento 2020" pare tentennare e non si esprime sui nomi che sottoporrà alla città per le Primarie dell'8 marzo (per adesso si punta su Stefano Vivacqua e Silvio Alessi, ma la discussione è tutt'ora aperta), è ancora in corso il "vertice" romano volto a sancire in via definitiva l'alleanza per le prossime Amministrative

Mentre la coalizione "Agrigento 2020" pare tentennare e non si esprime sui nomi che sottoporrà alla città per le Primarie dell'8 marzo (per adesso si punta su Stefano Vivacqua e Silvio Alessi, ma la discussione è tutt'ora aperta), è ancora in corso il "vertice" romano tra il candidato sindaco Lillo Firetto, il ministro Angelino Alfano e il deputato regionale Roberto Di Mauro, volto a sancire in via definitiva l’alleanza per le prossime Amministrative.

Le "grandi manovre" sono, quindi, in atto. Anche se la "posizione ufficiale" del sindaco empedoclino è stata una finora: giocarsi la partita con il sostegno di liste civiche. Allora il sostegno dei partiti si tradurrebbe nella creazione di schieramenti che comprendano, tra i candidati, appartenenti alla società civile.

La domanda allora è: cosa cambia, se le liste civiche sono tali solo nel "nome", nel modo di presentarsi, se nei "contenuti" si tratta sempre di liste dipendenti e collegate ai partiti di cui, vuoi o non vuoi, sono "espressione"? Cosa cambia se solamente la "facciata" non ha i colori di Ncd, Mpa e Udc?

Nei giorni scorsi tanti si sono espressi a sostegno di Firetto: dal "Movimento Agrigento Punto e a capo" al "Vallicaldi". E insistenti rumors danno come quasi certo anche il supporto di Calogero Mannino al deputato regionale empedoclino.

A questo punto, aspettando di sapere cosa emergerà da questa riunione romana, a noi restano congetture e interrogativi, peraltro leciti in una campagna elettorale che vede le forze in campo costrette a correggere costantemente il tiro sotto i colpi dei recenti avvenimenti, di una ritrovata "coscienza popolare" che ha generato partecipazione e voglia di mettersi in gioco da parte di molti (non ultima la candidatura di Peppe Vita), nonchè la convinzione, errata o meno, che siano le sigle di partito e non i singoli a determinare poi il progresso o il regresso di una città.

 

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