Fiscalità di vantaggio, Di Mauro: "Il sogno può realizzarsi"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AgrigentoNotizie

Roberto Di Mauro,Vicepresidente all’Assemblea regionale siciliana degli autonomisti,interviene sul tema della fiscalità di vantaggio per la nostra isola dopo l’interesse mostrato dall’ex Premier Renzi nel suo prossimo libro in uscita e ritiene questo argomento politico fondamentale in questo momento storico ed economico per tutti i siciliani.

“Mi fa piacere che anche Renzi sta attenzionando le politiche del Mezzogiorno e ha tirato fuori questa iniziativa e mi auguro,non solo come proposta ma soprattutto come cavallo di battaglia,la fiscalità di vantaggio, un tema da sempre caro agli autonomisti,fin dai tempi dell’accordo politico con Berlusconi nel 2006.

La fiscalità di vantaggio è un tema che se applicato per la ripresa e il rilancio socio-economico dell’Isola,può determinare realmente una serie di agevolazioni e risparmi fiscali alle imprese che investono e delocalizzano le proprie attività produttive in un’area svantaggiata come la nostra regione.Diventa basilare  far ripartire una regione oggi altamente piegata dalla crisi ante e post coronavirus.

E’ chiaro che,se si agganciano le risorse del Recovery Fund con le ingenti risorse che arriveranno in Italia circa 172 miliardi tra sussidi e investimenti,si può veramente parlare di rilancio della Sicilia.

La Sicilia inoltre ha a disposizione nella nuova programmazione comunitaria 2021/2027 circa 10 miliardi che entreranno a regime dal prossimo anno.

Se aggiungiamo che si può seguire con la Stato Centrale una battaglia per una vera riforma fiscale per la nostra isola assieme a un processo di snellimento burocratico e finanziario,si può veramente azionare la mossa del cavallo in Sicilia,delineando un percorso che non sia assistenziale ma di sviluppo e di fuoriuscita dalla marginalizzazione territoriale ed economica in cui ci troviamo.

Sapere che ancora oggi in una fase sanitaria ed emergenziale purtroppo non conclusa che aumenta i costi dei nostri prodotti e delle nostre merci per un gap infrastrutturale non aiuta tutto il sistema produttivo delle piccole e medie imprese siciliane che scottano ritardi e dei costi di produzione spesso più alti di regioni similari del Sud Europa,tutto ciò fa riflettere.

Per questo,se Renzi e il Governo Nazionale si intestano questa battaglia con Bruxelles,non possiamo che trovarci dalla sua parte.

Il federalismo fiscale e la legge 42/2009 non hanno permesso il pieno superamento del deficit economico e infrastrutturale tra Mezzogiorno e Nord,anzi è stata una riforma ampiamente fallita per le problematiche ad introitare i tributi a livello regionale,provinciale e comunale,lo sgravio dello Stato verso la periferia non ha funzionato.

Noi crediamo invece che le politiche di investimento e di appeal delle imprese devono basarsi su agevolazioni vere per seguire un percorso di competitività e opportunità per chi voglia investire in Sicilia.

Non solo rimodulare al ribasso l’Irap ma seguire un planning per detassare sia le spese in conto corrente,sia in conto capitale per le aziende che vogliono delocalizzare in Sicilia e nel Sud in genere.

E’ lapalissiano che per poter fare questa battaglia anche la regione deve essere in grado di autoriformarsi dall’interno,avere una burocrazia e una dirigenza adeguata e capace e tempi certi per i progetti di sviluppo e di crescita.Per questo deve essere chiaro che è la spesa che determina la crescita del territorio e non la singola assegnazione di risorse!Questa è la scommessa da vincere prima di ogni cosa.

Se c’è sana collaborazione istituzionale oggi più che mai tra il governo nazionale che spinge l’Europa a seguire un processo virtuoso per le regioni Obiettivo I e il Governo centrale con quello regionale si può innestare una strada che finalmente persegua obiettivi strategici e renda la Sicilia una terra di opportunità per poter investire dal turismo,dalla cultura e dal mare la nostra iva non dichiarata.

Tra l’altro rimaniamo una regione di confine e di primo approdo dei migranti e si deve insistere con l’Europa per le compensazioni fiscali e di ristoro.

Per questo una politica forte a tutti i livelli Istituzionali può dare una svolta che oggi non può essere rimandabile ,perché il tempo dei convegni o degli slogan ponte sullo stretto o opere faraoniche non hanno senso se non si inquadrano in un progetto complessivo di aiuti,investimenti e riforme mirate e che hanno come scopo la crescita di attività produttive sia nuove sia di sostegno a chi già opera nella nostra terra.”

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