Musumeci: "Sbagliato il rinvio delle aperture di parrucchieri e barbieri ... delusi da Conte"

Il governatore contesta le misure che saranno adottate dal 4 maggio: "Perché i funerali sì e le visite al cimitero no?". Verso un documento da presentare al premier "per chiedere alcune variazioni"

"Sono deluso, molto deluso da Conte". Il presidente della Regione, Nello Musumeci, non nasconde tutto il suo disappunto dopo aver appreso il contenuto del nuovo Dpcm di Conte che apre la cosiddetta "fase 2" del Coronavirus. Tante le perplessità che il governatore manifesta in un'intervista al quotidiano La Sicilia. A partire dal mancato obbligo delle mascherine anche nei luoghi all'aperto: "Non soltanto - spiega - per una questione di protezione del contagio, ma anche per un valore simbolico, per far capire a tutti i cittadini che l’emergenza non è ancora finita".

Secondo Musumeci, è sbagliato anche rinviare a giugno la riapertura delle piccole botteghe: parrucchieri e barbieri su tutti. "Sarebbe bastato - dice - autorizzarli con l’obbligo di ricevere un massimo di clienti al giorno, tutti per appuntamento. Non credo si formerebbero assembramenti, e sarebbe un modo, per migliaia di attività, di ripartire, seppur a scartamento ridotto, per poter almeno pagare l’affitto delle botteghe".

Ulteriore elemento di perplessità, rispetto al decreto del presidente del Consiglio, è l'ok alla vendita di cibi da asporto: "Davanti a bar e ristoranti si creeranno lunghe code, difficili da disciplinare" sostiene il presidente della Regione, che rileva anche alcune contraddizioni. La principale: "Che senso ha - domanda - autorizzare i funerali con fino a un massimo di 15 partecipanti e continuare a proibire l’accesso ai cimiteri? E' assurdo. Al cimitero si va da soli, per andare a trovare i propri cari defunti. Allora perché posso partecipare a un funerale con limite di partecipanti e non posso andare a pregare sulla tomba di mio figlio".

Il disappunto per le norme che regoleranno la "fase 2" è destinato a sfociare in un documento che verrà recapitato direttamente sul tavolo del presidente del Consiglio. Così annuncia Musumenci: "Proporrò subito al collega Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni, un documento da inviare a Conte per chiedere alcune variazioni". Un'iniziativa che trova d'accordo vari deputati dell'Ars, dove in pratica è scattata una rivolta contro le norme imposte dal governo nazionale. Tra i più agguerriti c'è Danilo Lo Giudice (Udc): "Musumeci chiederà in un documento concordato con altri presidenti di regione, la possibilità di deroga per maggiori aperture per le attività dell’isola. E' quanto mai necessario avere risposte concrete in tal senso, bisogna evitare che il sacrificio di tanti siciliani che hanno rispettato le regole rimanendo a casa, possa determinare il fallimento del nostro tessuto commerciale e produttivo. La Sicilia deve ripartire, rispettando le regole, ma con la consapevolezza che ciò è quanto mai indispensabile”.

"Ancora una volta la Sicilia esce penalizzata dalle decisioni del governo nazionale. Migliaia di attività artigianali avrebbero potuto riaprire con l'adozione di misure di distanziamento e igienico sanitarie. Anche perché la Sicilia ha il più basso indice di diffusione del virus e i siciliani hanno dimostrato di sapere rispettare gli obblighi" afferma il deputato di Forza Italia all'Ars, Mario Caputo, secondo cui "intere categorie artigianali e produttive sono a rischio fallimento. Mi riferisco in particolare alle attività artigianali di parrucchieri, sale da barba, centri estetici e di bellezza e per le attività di tatuaggi. Vietarne la ripresa significa decretare il loro fallimento o favorire gli abusivi del settore o, peggio, trasformare artigiani in regola in abusivi per necessità".

Il presidente della commissione Affari Istituzionali all'Ars, Stefano Pellegrino, ritiene che sia possibile anche "l’apertura di bar, ristoranti, attività commerciali, piccole imprese e dei centri di servizi alla persona e agli animali di affezione, con le adeguate misure per il rispetto delle norme di contenimento sociale. Si ritiene necessaria la riapertura dei centri di riabilitazione dei bambini, specie per gli affetti da autismo con terapie in corso. In tal caso, gli assembramenti saranno evitati disponendo le opportune prenotazioni e regolamentando gli accessi alle strutture. Solo così si potrà sostenere il rilancio economico-sociale della nostra Regione e la ripresa della primaria attività turistica e dei servizi ricettivi, visto che il decorso della crisi pandemica in Sicilia è risultato diverso e meno allarmante di quello delle altre regioni, specie del nord. Di certo, con tutto lo spirito di solidarietà che ci ha contraddistinto nella prima fase epidemica, non possiamo attendere per ripartire - conclude Pellegrino - che il favorevole tasso epidemiologico, già pari a zero per alcune provincie della nostra Isola, venga raggiunto dalle altre regioni”.

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