Congresso del Pd, i militanti: "Adesso basta, non ci stiamo più"

La protesta: "Siamo stufi dei soliti giochetti e delle solite logiche dei soliti 'vecchi', i quali si sono convinti che questo partito sia loro proprietà privata"

"Adesso basta. Non ci stiamo più". Ad alzare la voce, contro il mancato congresso e le logiche del partito, sono i miltanti del Pd della provincia di Agrigento.

"Ci siamo trovati prigionieri di un partito lontano anni luce dalla nostra idea, dilaniato da fratture e incomprensioni di ogni genere e sorta; un partito prigioniero della cultura del rancore; un partito dove la logica del “meno siamo e meglio stiamo” domina incontrastata da anni; il partito del 'Capo' e del suo 'cerchio magico' - hanno scritto - . Il risultato di questa gestione è una federazione provinciale del Pd ormai ridotta al lumicino, scomparsa ormai da anni dai radar del dibattito politico, incapace di prendere di petto una delle tante questioni aperte sul nostro territorio e farne oggetto di una battaglia aperta e coraggiosa, condannata alla residualità, alla marginalità, alla totale inconsistenza. Quando si è avviata la fase congressuale, aprendo, dopo anni di attesa, ad una fase finalmente nuova e libera del tesseramento, abbiamo sperato che fosse finalmente venuto il momento di conquistarci democraticamente il nostro bisogno di cambiamento - hanno argomentato - . Ed invece, mentre noi giravamo (ed ancora giriamo) i circoli e le città della provincia per spiegare
con entusiasmo la nostra idea di partito e ricercando con ostinazione una rinnovata unità, altri hanno voluto trasformare il congresso in una sorta di disputa fra burocrati, vuota e pretestuosa".

"Non ci stiamo più - hanno ribadito i militanti - . Siamo stufi dei soliti giochetti e delle solite logiche dei soliti 'vecchi', i quali evidentemente si sono convinti che questo partito sia loro proprietà privata, non riescono ad accettare che si possa cambiare con il voto libero e democratico degli iscritti e se ne inventano una al giorno pur di non far celebrare il congresso. Ci chiediamo quanto ancora il nostro territorio e la nostra Federazione dovranno subire in silenzio queste logiche, che hanno distrutto l’immagine dei democratici in questa nostra provincia, per tornare ad essere inclusivi ed accoglienti, per tornare ad essere, finalmente “padroni del nostro destino!”.

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Il documento è stato firmato da Ignazio Mortillaro (Lucca Sicula), Luciano Piazza (Lucca Sicula), Roberto Ciulla (Lucca Sicula), Salvatore Manganello (Palma di Montechiaro), Ugo Farulla (Palma di Montechiaro), Mario Castronovo (Palma di Montechiaro), Leonardo Aucello (Realmonte), Carmelo Bennardo (Sciacca), Marinella Piazza (Sciacca), Barbara Collura (Sciacca), Michele Marino (Sciacca), Antonino Giaimo (Sciacca), Tonino Giglione (Raffadali), Salvatore Scavuzzo (Ribera), Tommaso Aloisi (Ribera), Rito Compilato (San Giovanni Gemini), Liborio Giracello (San Giovanni Gemini), Decimo Agnello (Licata), Filippo Antonio Di Mino (Licata), Francesca Graci (Licata), Adele Pumilia (Sambuca di Sicilia), Lillo Destro (Naro), Giuseppe Licata (Naro), Giovanni Gurreri (Naro), Calogero Destro (Naro), Wendalina Licata (Naro), Vincenzo Galifi (Burgio), Maria Corrao (Burgio), Sonia Sala (Burgio), Tommaso Mancuso (Canicattì), Antonio Migliorini (Canicattì), Calogero Puleri (Canicattì), Saverio Di Caro (Canicattì), Norma Paci (Canicattì), Ilenia Giardina (Canicattì), Loredana Mongitore (Canicattì), Isabella Sutti (Agrigento), Rosalia Vinti (Agrigento), Giorgio Gennusa (Santa Margherita), Massimiliano Abruzzo (Santa Margherita), Giuseppe Guagliano (Racalmuto), Valerio Canicattì (Racalmuto), Lucia Cardillo (Racalmuto), Salvatore Palilla (Siculiana), Lia Levita (Siculiana), Bertolino Oriana (Siculiana), Silvana La Rocca (Montevago) e Paolo Rosalia (Montevago). 

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