Resto al Sud: quello che volevate sapere su questa misura d'intervento

La misura della finanziaria a sostegno deglo over 46 per investire e rimanere nel proprio territorio

Della fuga di cervelli dall'Italia e soprattutto dal meridione se ne sente parlare ormai ogni giorno e da parecchi anni e la situazione non sembra voler cambiare affatto direzione e tendenza.

Le varie finanziarie di governo hanno cercato anno dopo anno di mettere a sistema progetti a favore dei giovani per incrementare appunto l’imprenditoria ed evitare lo svuotamento di Isole e cregioni del Sud.

Resto al Sud è appunto un progetto a favore del Mezzogiorno promosso dal Ministero dell’Economia, con l’obiettivo di incentivare la creazione di imprese e aiutare quelle già esistenti, grazie a un finanziamento che copre i costi di attrezzature, infrastrutture e altri beni necessari all’attività imprenditoriale. Il Sud è purtroppo la zona d’Italia dove la disoccupazione è maggiore e le piccole realtà imprenditoriali stentano a decollare. Questo incentivo vuole essere di stimolo e incoraggiamento per chi ha un’idea imprenditoriale ma vi rinuncia per mancanza di fondi. La misura, già ampiamente promossa negli anni passati ha avuto un ampliamento per questo 2020 appena iniziato; infatti, è stato confermato l’ampliamento dei beneficiari e il limite di età, consentendo l’accesso al finanziamento anche ai liberi professionisti e agli under 46 (il vecchio limite era under 35).

Resto al sud 2020: a chi spetta

L’incentivo è rivolto ai soggetti di età compresa tra i 18 e i 45 anni con le seguenti caratteristiche:

  • Siano residenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia al momento della presentazione della domanda o vi si trasferiscano entro 60 giorni (120 se residenti all’estero) dalla comunicazione di esito positivo dell’istruttoria;
  • Il richiedente deve mantenere la residenza nelle regioni citate per l’intera durata del finanziamento;
  • Le imprese e le società devono mantenere la sede legale e operativa in una delle regioni interessate per l’intera durata del finanziamento;
  • Il richiedente il bonus non deve essere già titolare di attività d’impresa alla data del 21 giugno 2017 ovvero beneficiario, nel triennio antecedente la presentazione della domanda, di ulteriori misure a livello nazionale a sostegno dell’auto imprenditorialità;
  • Il beneficiario non deve essere titolare di un contratto di lavoro a tempo indeterminato presso un altro soggetto, pena la decadenza del provvedimento di concessione.

Resto al sud 2020: novità in Legge di bilancio

Il Disegno di legge di bilancio 2020 modifica la disciplina sui requisiti per accedere all’incentivo. In particolare, si precisa che per il 2019 e il 2020 il limite di età pari a 45 anni deve ritenersi soddisfatto se posseduto alla data di entrata in vigore della Manovra 2019, nello specifico il 1° gennaio 2019.

Resto al sud 2020: quali attività ne hanno diritto

Il bonus spetta alle imprese costituite in forma di:

  • Ditta individuale;
  • Società di persone;
  • Società di capitali anche unipersonali;
  • Società cooperative.

La Legge di bilancio 2019 ha esteso il bonus anche ai liberi professionisti, a patto che nei dodici mesi precedenti la domanda non siano stati titolari di partita IVA per l’esercizio di attività analoga a quella per cui chiedono l’agevolazione.

Sono ammesse all’incentivo anche le imprese/attività non ancora esistenti alla data di presentazione della domanda, purché la loro costituzione avvenga entro 60 giorni dalla comunicazione di esito positivo dell’istruttoria ovvero entro 120 giorni per i soggetti residenti all’estero.

Tra i soci che costituiscono le società possono esserci anche degli over 45 a patto che non siano più di 1/3 del totale e non abbiano rapporti di parentela fino al quarto grado con nessuno degli altri soci.

Resto al sud 2020: i progetti

I progetti potenzialmente meritevoli dell’incentivo sono quelli riguardanti le attività di:

  • Produzione di beni nei settori industria, artigianato, trasformazione dei prodotti agricoli, acquacoltura e pesca;
  • Servizi al turismo;
  • Servizi alle imprese e alle persone.

I progetti devono:

  • Essere avviati dopo la presentazione della domanda ovvero alla costituzione della società nel caso in cui la domanda sia stata inoltrata da persone fisiche;
  • Essere ultimati entro 24 mesi dal provvedimento di concessione, fatta eccezione per i casi in cui si accerti un ritardo dovuto a fatti o atti non imputabili al richiedente.

Rimangono escluse dall’incentivo le attività agricole e il commercio, fatta eccezione per la vendita dei beni prodotti nell’attività d’impresa.

Resto al sud 2020: ammontare dell’incentivo

L’agevolazione può arrivare fino a 50 mila euro, elevati a 200 mila se il beneficiario è una società. Le somme coprono l’intero progetto imprenditoriale e provengono:

  • Per il 35% da un contributo a fondo perduto di Invitalia (Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa);
  • Il restante 65% è un finanziamento bancario rimborsabile in 8 anni (di cui 2 di pre-ammortamento), mentre gli interessi sono coperti da un apposito contributo.

L’incentivo copre le spese necessarie per la realizzazione del progetto imprenditoriale relative a opere edili, macchinari e impianti, programmi informatici, capitale circolante.

I beni oggetto del contributo non possono essere alienati, destinati ad usi diversi o trasferiti dalla sede aziendale per i 5 anni successivi al completamento del progetto e comunque non prima dell’estinzione del finanziamento bancario.

Resto al sud 2020: domanda

La domanda per l’incentivo Resto al sud dev’essere inviata online sul sito www.invitalia.it allegando la documentazione riguardante il progetto imprenditoriale. L’esito viene comunicato via PEC di norma entro 60 giorni dalla presentazione della domanda.

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