Colpo d'occhio alla Valle dei Templi, le opere di Giuseppe Agnello incantano

Chi osserva, si trova di fronte a una natura che ha perso le sue caratteristiche abituali

Foto di Angelo Pitrone

Colpo d’occhio alla Valle dei Templi. Lo scultore racalmutese Giuseppe Agnello incanta con le sue opere. Nella serata di ieri, il racalmutese ha inaugurato la sua mostra d’arte contemporanea “Dalle due pietre”, le esposizioni presso l’ex cappella Santa Sofia. Questa mattina, le bianche installazioni sono state inaugurate.

Un mix di bellezza che ha incantato tutti. Le opere sono realizzate con il gesso, l’arte contemporanea di Giuseppe Agnello ha conquistato la città dei Templi. Le opere dello scultore rimarranno nella Valla fio al 30 settembre.

Ogni opera di Giuseppe Agnello indaga la forma propria degli elementi, con linguaggio prettamente scultoreo, fondato su un materiale predominante come il gesso. Chi osserva, si trova di fronte a una natura che ha perso le sue caratteristiche abituali per trasfigurarsi in forme archetipiche che “invitano lo sguardo dell’osservatore ad approssimarsi il più possibile, a cogliere con un occhio-dito i contorni, il peso, la superficie e la materia della forma”, come scrive Alessandro Pinto nell’introduzione al catalogo.

È un’esperienza tattile, un ritorno alla materia, come nella Valle dei Templi dove le opere sembrano “commemorare il momento in cui la vallata è stata scelta come sede dei templi votivi, e la roccia informe si è trasformata in struttura, dalle forme originarie delle piante e dei minerali alle forme archetipiche (la Sicilia, i boccioli, i rami), e ancora una volta alla mano che plasma e trasfigura la materia nata dalle dure pietre”.

In tutta la produzione dell’artista racalmutese, la natura è la fonte a cui attingere per la costruzione di forme e concetti, siano essi figure umane o elementi vegetali. La natura è il campo infinito da cui Giuseppe Agnello trae fonti, stimoli e connessioni con la sua idea di arte. La Sicilia di Agnello genera e viene generata dai boccioli. E’ un inno materico alla bellezza, ma anche a tutto ciò che potrebbe sbocciare, ma che rimane sulla soglia, una metamorfosi annunciata ma non ancora giunta.

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