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Mercoledì, 25 Maggio 2022
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Premio Fam giovani 2014, gli artisti Carlo e Fabio Ingrassia

Un concorso che alla sua prima edizione sta raccogliendo tanti consensi. Uno scouting nell'arte siciliana che sta funzionando

Trentatrè artisti in concorso, tutti under 35. Il premio Fam Giovani alla sua prima edizione sta raccogliendo tanti consensi. Uno scouting nell'arte siciliana che sta funzionando. Conosciamo meglio i concorrenti al premio finale Carlo e Fabio Ingrassia di ventinove anni.

- Su che cosa verte la tua ricerca? 

"La nostra ricerca non verte, semmai si annoda, si intreccia, il loro dramma non si realizzerà mai, il suo 'Male è un fiore tranquillo'. Questo sfacciata ricerca, questo sfacciato linguaggio, non si tratta di formare questa o quella cosa ma si tratta più che altro di liquidare le forme, di sformarle appunto, bisogna combattere l’arte, andare oltre l’arte o per dirla come Cioran:'anche i Santi hanno il loro vizietto'. Nel nostro lavoro può entrare tutto e può avere risultati imprevedibili. Se non fossimo coinvolti in più di quanto è necessario alla conservazione della nostra vita, un bambino non smonterebbe un suo giocattolo per vedere come è fatto dentro, Abramo non avrebbe mai scoperto il suo unico vero Dio e Copernico non avrebbe mai indagato i segreti della struttura del sistema solare. Il coinvolgimento serve a ordinare e riordinare il sapere è questa la funzione più importante relativa alla conoscenza. L’ autenticità dell’ opera così come quella dei sentimenti non è continua ma avviene nei momenti nodali, nelle situazioni conflittuali, ciò che l’autore vorrebbe aggiungervi viene respinto e ciò che egli vorrebbe respingere gli viene imposto.  Un intuizione infatti non si dimostra semmai si sperimenta". 

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- Questa prima edizione del premio Fam Giovani ha voluto mettere a fuoco la generazione di siciliani under 35. Tu cosa pensi dell’attuale scena artistica in Sicilia? 

"Viviamo in un tempo troppo pieno di linguaggi, manca la pausa. Oggi l’arte contemporanea ignora l’attimo non il presente, quindi siamo fuori dall’immediato è qui il segreto è qui l’innocenza. C è bisogno dei miti, dell’impossibile, come la vita è invivibile l’arte che sia davvero irrespirabile e non più consolatrice, ci vuole un atto che smentisca l’azione, bisogna uccidere il tiranno.  In fine potremmo dire che l’arte in Sicilia si è sempre distinta per qualità di ricerca poetica, non esistono culture locali, culture di serie A o culture di serie B, esiste la cultura". 

- Si parla spesso del ruolo sociale dell’Arte contemporanea. Qual è la tua idea a riguardo?

"A nostro avviso l’arte non ha nulla a che fare con il pubblico o con il sociale, ma con il quì e l’altrove,  d'altronde perché chiamarlo bene comune? Lo stesso termine comune non riguarda ad un rapporto con l’ altro, ma il rapporto con l’altro deve darsi come interruzione 'comune cioè come-uno' bisogna citare avvolte la requisitoria di André Gide quando dice:'Non sono della famiglia', non prendetemi come uno dei vostri".

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