“Fuocoammare”: la vita a Lampedusa oltre l’emergenza, tra poesia e realtà

Accolto tra gli applausi alla Berlinale 2016, dove è in concorso, arriva oggi nelle sale italiane il nuovo documentario di Gianfranco Rosi. Il racconto della quotidianità di Lampedusa, senza retorica o sensazionalismo, ma con profondissima umanità e chiarezza

Un'immagine tratta da "Fuocoammare" di Francesco Rosi

Da vent’anni a Lampedusa si è concentrato il destino di centinaia di migranti, che hanno attraversato quello che ormai è il confine più simbolico d’Europa.

Le immagini degli sbarchi, con i corpi dei morti portati via dal mare e quelli dei vivi condotti a terra, sono entrati nelle nostre tv per mesi. Dopo Mare Nostrum la situazione è cambiata, le imbarcazioni vengono intercettate in mare aperto, i migranti vengono fatti sbarcare quasi di nascosto sull’isola, portati nel Centro di Accoglienza e poi dopo qualche giorno spediti nel continente. 

Con “Fuocoammare” Gianfranco Rosi è andato a raccontare Lampedusa oltre l’emergenza. Doveva restarci poche settimane, c’è rimasto un anno e mezzo, vivendo insieme agli isolani, viaggiando per un mese sulla Cigala Fulgosi, partecipando a due missioni, entrando nel centro di accoglienza e filmandone la quotidianità. Lasciando fuori dalla porta la retorica, il sensazionalismo, la semplificazione del racconto televisivo, Rosi si è calato nella realtà dell’isola, raccontando l’umanità che la popola, dai suoi abitanti ai migranti che vi sbarcano, e come gli ultimi eventi abbiano prodotto negli isolani una mutazione profonda nel corso degli anni.

A Lampedusa ci sono due mondi paralleli. Da un alto c’è Samuele, 12 anni, nato circondato dal mare ma legato alla terraferma, che passa il tuo tempo andando a caccia con la fionda e sparando con un fucile immaginario verso chissà quale nemico; ha un occhio pigro e deve sforzarsi di usare l’altro per prendere la mira, soffre il mal di mare e per questo gioca sul pontile scosso dalle onde per farsi “venire lo stomaco”. Dall’altro ci sono quei “poveri cristiani”, i migranti salvati in mezzo al mare dalle navi della Marina militare, le loro grida alla radio mentre chiedono aiuto, la loro quotidianità sull’isola, i loro ritmi, le loro storie.

In mezzo c’è il dottor Pietro Bartolo, direttore sanitario dell’Asl locale, che da trent’anni cura i lampedusani e accoglie i migranti in ogni singolo sbarco. Lo vediamo visitare Samuele che soffre d’ansia e ha difficoltà a respirare, come pure fare un’ecografia a una donna appena sbarcata, incinta di due gemelli, cercando in un momento quasi tragicomico eppure umanissimo di farsi capire in un misto di inglese spezzato, italiano e dialetto siciliano. Ma lo vediamo mostrare sul suo computer le immagini più dure delle tragedie che in questi anni ha dovuto affrontare. La voce tradisce la stanchezza, il dolore, il peso morale di quei drammi, affrontati con una profonda carica umana e professionale che, se da un lato ne fa un eroe, da un lato lo rende quasi un martire perché non ci si abitua mai a vedere la gente morire e quei bambini, quegli uomini e quelle donne morti sono sempre presenti nei suoi sogni. 

Lampedusa vive tra attesa e tensione, di cui l’ansia che attanaglia Samuele è come una metafora. Ma quell'ansia è la stessa che rode la nostra anima, davanti a un mondo che a volte preferiamo ignorare e che invece ci ritroviamo a guardare sempre più da vicino. Come Samuele deve imparare a vedere di nuovo, chiudendo l’occhio pigro e costringendo l’altro a lavorare di più per poter guardare lontano, così noi dobbiamo aprire i nostri occhi e guardare la realtà. 

L’obiettivo cinematografico di Rosi, poetico e realistico insieme, ci aiuta a farlo con pudore pur senza nascondere nulla, raccontando la realtà lasciando parlare le immagini stesse, dai piccoli riti quotidiani nelle case degli isolani, a quelli altrettanto piccoli ma significativi dei migranti, tra attese, rituali burocratici, preghiere, controlli sanitari, brevi momenti di leggerezza e vitalità come una partita a calcio tra le varie “nazionali”. Immagini che parlano da sole e con forza dirompente.

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