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Raffadali

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A sei anni dalla sua morte, si riscopre la figura di padre Cufaro

Sarà presentato oggi pomeriggio, nella sala consiliare del Comune, il libro postumo intitolato "Con mio cugino Padre Spoto"

Sarà presentato oggi pomeriggio, nella sala consiliare del Comune, il libro postumo di don Domenico Cufaro, intitolato "Con mio cugino Padre Spoto". L'iniziativa è dell'amministrazione comunale ed in particolare della biblioteca, presieduta dal prof Filippo Tarallo. Dopo i saluti del sindaco Silvio Cuffaro, del presidente del Consiglio Gaspare La Porta, del Vicario Foraneo don Giuseppe Livatino e dello stesso presidente della biblioteca Filippo Tarallo si susseguiranno alcuni interventi. Con il coordinamento di Enzo Alessi interverranno: Alfonso Cacciatore, don Salvatore Fiumanò, Giuseppe Vella, don Baldo Reina e l'amico fraterno di padre Cufaro, Melo Freni, già giornalista della RAI.

L'occasione è si, quella della presentazione dell'ultima fatica letteraria di padre Cufaro, ma sarà soprattutto un momento speciale per ricordare la figura del sacerdote raffadalese che si fece apprezzare da quanti ebbero la fortuna di conoscerlo, soprattutto per le sue immense qualità umane. Di lui, un giorno, il senatore Di Benedetto, tracciandone in poche sillabe il profilo, ebbe a dire: "Non è né clericale, né laico: è umano". Per quanto riguarda la sua produzione letteraria, tra le sue pubblicazioni vanno ricordate: "Per un pugno di terra" (Palermo 1985), "Appunti" (Agrigento 1987), "Vi racconto qualche cosa sulla mafia" (Caltanisetta - Roma 1987), "Le campane di Raffadali" (Palermo 1992), "Padre Giuseppe Di Stefano" (2002) e il volume postumo "Feste religiose a Raffadali" (Agrigento 2010). Padre Cufaro, amico fraterno di Melo Freni, fu proprio quest'ultimo a presentarlo a Leonardo Sciascia, divenne amico anche dello scrittore racalmutese, tanto che alcuni lo definiscono tuttora il prete di Sciascia. Studioso, sociologo, letterato, poeta, prete in trincea, ma a chi lo ha conosciuto personalmente, padre Cufaro, non può non ricordare le fattezze del vero cristiano. Povero di estrazione sociale e soprattutto povero di spirito, ma talmente ricco di umanità, carità, tolleranza e indulgenza nei confronti degli altri, da suscitare ancora, a distanza di sei anni dalla sua morte, sentimenti positivi che lo collocano tra le grandi figure della terra agrigentina.

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