"Fase 2", negozi e ristoranti aperti dal 18? Gli imprenditori: "Non ne siamo sicuri"

Ad oggi manca un provvedimento formale da parte della Regione. Alcuni hanno già deciso di rinviare il ritorno al lavoro, mentre Confcommercio chiede un atto di coraggio a Musumeci

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L’emergenza Coronavirus ha obbligato i ristoratori agrigentini a chiudere i propri locali. Sono tanti gli imprenditori del settore che hanno provato a reinventarsi ampliando o anche semplicemente applicando per la prima volta il servizio di consegna a domicilio dei propri prodotti.

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Altri, invece, hanno atteso la famigerata fase 2 che però non è ancora ben determinata. Si riuscirà da lunedì 18 maggio a dar via alle riaperture? Al momento non c'è alcuna certezza, ma c'è chi ha già scelto di non tornare al lavoro, almeno per adesso. “Riaprire? Qualcuno non ha neppure idea a che danno economico andiamo incontro - dice un ristoratore agrigentino - dobbiamo rinunciare ad una buona fetta di clientela. Su prenotazione? E’ un’idea, ma è tutto limitato. Non è semplice”.

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Bar e ristoranti, parrucchieri e palestre dovranno rivedere tutti gli spazi interni, dato che oggi si richiedono almeno 2 metri di distanza tra i clienti che non appartengono allo stesso nucleo familiare. Questo, inevitabilmente, si tradurrà, in minori accessi in termini di clientela. "Riaprire giorno 18? Non penso proprio - riferisce ad AgrigentoNotizie un ristoratore - probabilmente riapriremo venerdi".  A mettersi al lavoro anche i luoghi della movida agrigentina. "Nel rispetto delle nuove norme igienico sanitarie - scrive sulla pagina social di uno dei principali bar cittadini -  stiamo procedendo alla sanificazione dell’ambiente, sarà rispettata la distanza fra i posti a sedere e tutto il personale sarà munito dei dispositivi di protezione". La città a piccoli passi cammina verso una nuova "normalità". Le attività commerciali, dopo lunghi mesi, torneranno a vivere affrontando settimane certamente più che mai complicate. 

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A chiedere maggior "coraggio" alla politica è il presidente di Confcommercio Francesco Picarella.

"Chiariamo innanzitutto che, al momento, non vi è alcun provvedimento ufficiale da parte della Regione che autorizzi il ritorno al lavoro a partire dal prossimo 18 maggio - precisa ad Agrigentonotizie -. In tal senso chiediamo maggior coraggio proprio al presidente Musumeci, affinché decida, come hanno fatto in altre parti del Paese, di consentire una riapertura anticipata, sebbene nel rispetto delle regole oggi esistenti per arginare il rischio contagio".

Regole che, tra l'altro, al momento sono tutt'altro che chiare. "Purtroppo è così. Si aspettano - continua Picarella - indicazioni ufficiali, senza le quali è impossibile mettersi al lavoro anche per preparare i locali alla riapertura. Anzi, c'è anche il rischio che queste misure possano cambiare ad attività già riaperte costringendo a chiusure rapide e inattese".  

"Così bar e ristoranti non sono messi in condizione di aprire, il protocollo Inail è inadeguato anche per questo settore! Già ieri lanciavo un grido di allarme sulla sua inadeguatezza in relazione al settore balneare, oggi torno a ripeterlo a gran voce: non si può usare la rigidità del 'burocratese' per un settore che non si conosce! - dice il deputato Giusi Savarino - Oggi alle 15 il presidente Musumeci, con Bonaccini e Toti, avrà una riunione della cabina di regia con il governo Conte, mettendo all’ordine del giorno proprio i temi segnalati, con proposte alternative provenienti dalle maggiori associazioni di categoria, tra cui quella della Fipe Confcommercio regione Siciliana".

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