Piero Mangione: "Provincia in letargo, senza giustificazioni"

L’unica cosa che cresce nelle famiglie è lo scoraggiamento, la perdita di speranza in una svolta positiva

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AgrigentoNotizie

Non ci sono segni di ripresa, malgrado il governo nazionale non manca giorno in cui non parli di una economia e di un mercato del lavoro usciti dal tunnel buio della crisi strutturale che ci ha colpiti come una “tempesta perfetta” ormai da quasi 9 anni, particolarmente in Sicilia ed in questa economicamente marginale provincia.

L’unica cosa che cresce nelle famiglie è lo scoraggiamento, la perdita di speranza in una svolta positiva che altrove c’è stata e che Renzi aveva promesso all’Italia. Le stesse speranze deluse da Crocetta.

Diciamolo chiaramente il jobs act in questa provincia, ancor che nel Paese, non ha prodotto alcun miracolo e la politica dei “bonus” si è rilevata una finzione, visto che non ha raggiunto nemmeno i poveri obiettivi che si era impegnata di realizzare, vedi il SIA (sostegno all’inclusione attiva).

Mentre gli apparti amministrativi locali, comuni, distretti socio sanitari, ecc, non sono stati e non sono, in molti casi, in grado di assicurare, per diverse ragioni, la capacità di spesa e di erogazione dei servizi locali, con il rischio concreto di continuare a perdere finanziamenti (legge 328 – Pac ) esattamente come è avvenuto ed avviene coi finanziamenti strutturali europei disponibili.

Il piano Junker europeo per il rilancio dell’occupazione non poteva funzionare vista la carenza dei finanziamenti, così come quelli definiti a livello nazionale e regionale, mentre gli ammortizzatori sociali per chi è stato espulso dal mercato del lavoro sono stati de finanziati.

Il piano Draghi di immissione di enormi quantità di miliardi di euro per rilanciare le imprese è finito nella “ gola profonda” delle banche lasciando famiglie e imprenditoria attiva a secco.

Da corona a tutto questo c’è tutta la questione della evasione fiscale, della previdenza e fiscale che ancora restano al palo della discussione e del confronto con un governo che pensa solo a come riformare, si fa per dire, la Costituzione per attribuire ad un partito ed a un leader straordinari poteri “monarchici”.

Questa provincia, intanto, necessita di una strategia della manutenzione che basterebbe per rimettere in moto l’economia ed il lavoro.

Si una manutenzione dei centri storici (al di la della biblica questione della cattedrale di Agrigento) delle scuole a rischio, delle periferie urbane degradate, delle coste corrose dai mari, dei boschi, della terra sempre più sottoposta a dissesti idro geologici, ai fiumi e porti da dragare, alla rete idrica ecc.

Tutti i settori dell’economia sono in retromarcia e se il turismo va bene, per via del terrorismo, gli effetti sono annullati sul piano occupazionale dallo straripante uso dei voucher, che sono lavoro nero legalizzato.

E tutto ciò, malgrado la Cgil, con il suo segretario generale Massimo Raso, abbia tante volte lanciato appelli ai rappresentanti della rete economica e professionale, oltre che più genericamente sociale, per la formazione di un cartello unitario e di una vertenza Agrigento , a sostegno della quale mettere in movimento le nostre comunità.

Appelli tutti andati in archivio perché prevale, ogni volta, la gelosia rivale dell’individualismo che è sterile di risultati collettivi. Povertà e disagio sociale investono tutte le generazioni e non è giustificata l’idea che non ci sia nulla da fare. Chi lotta può vincere, chi continua a stare in letargo ha perduto e continuerà a perde ed a fare perdere tutti.

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