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Economia

Il tasso di occupazione femminile è drammatico: lavora soltanto il 25,9 per cento

In base al loro livello di competitività e di professioni altamente qualificate, l'Agrigentino evidenzia una delle peggiori performance

Poche - anzi pochissime - donne lavorano. Ad Agrigento e provincia il tasso di occupazione femminile è quasi drammatico: è, infatti, del 25,9 per cento. In realtà come Bolzano, Arezzo, Forlì-Cesena è, invece, superiore al 63 per cento. A Bolzano, per la precisione, il tasso di occupazione femminile è del 66,4 per cento; ad Arezzo del 64,4 per cento ed a Folì-Cesena del 63,3 per cento. Agrigento invece si attesta con i dati di Napoli (25,5 per cento) e di Foggia (25,6 per cento). 

La fotografia è stata scattata, per il 2016, dall’Osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro, all’interno della seconda edizione del rapporto “Le dinamiche del mercato del lavoro nelle province italiane”, presentato a Napoli, per la chiusura del nono congresso nazionale di categoria.

Il rapporto presentato ha analizzato, tra le altre cose, il mercato del lavoro anche attraverso un “indice sintetico di efficienza e di innovazione (Labour market efficiency and innovation index)” ed ha stilato una graduatoria delle province italiane in base al loro livello di competitività occupazionale. Al primo posto si colloca Bologna, che cresce di una posizione rispetto al 2015; segue Milano, che occupava la prima posizione nel 2015 e che presenta la quota più alta di occupati che esercitano professioni altamente qualificate. Valori elevati anche nelle altre province lombarde: Lecco (terzo posto), Monza e Brianza (quarto posto), Lodi (nono posto), Como (decimo posto), Pavia (undicesimo posto), Cremona (diciottesimo posto) e Varese (ventesimo posto). Il gruppo con le peggiori performance (dall’ottantanovesimo al centodecimo posto) vede 5 province del Sud Italia: Agrigento, Barletta-Andria-Trani, Crotone, Medio Campidano e Caltanissetta.

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