L’industria del caffè in Sicilia e le prospettive future

L’Italia non produce caffè, eppure a Palermo da alcuni anni una piccola azienda agricola è diventata un caso nazionale poiché è stata la prima a piantumare e coltivare con successo una piantagione di Arabiche. Non ne produciamo in Italia, ma siamo il terzo importatore mondiale di caffè verde dietro USA e Germania, scrive il Comitato Italiano del Caffè (Comitcaf) che rappresenta i torrefattori e l’intero comparto. La grande importazione passa per i porti di Trieste, Savona e Genova, ma anche Siracusa e Pozzallo, che accolgono diversi milioni di chili di caffè all’anno destinati alle torrefazioni siciliane. Tramite il porto di Siracusa transitano in media 6,8 milioni di chili, mentre nel porto di Pozzallo attraccano 10,2 milioni di chili di caffè pari all’1,74% delle importazioni nazionali (Comitcaf su dati Istat 2015-2018). Sempre secondo i dati del Comitcaf, l’Italia è importatore ma anche grande esportatore di caffè trasformato, siamo il terzo Paese per volumi di caffè esportato: 4,3 milioni di sacchi da 60 kg. Il nostro Paese, quindi, importa caffè, lo trasforma in prodotti per il consumo mediante 800 torrefazioni dislocate anche in Sicilia ed esporta per il 60%, fatturando 3,9 miliardi di euro (2018). Si comprende grazie a questi dati comparativi come la Sicilia rappresenti nello scenario italiano un piccolo ma sostanziale attore protagonista. Il commercio del caffè ha però origine in un luogo diverso, nella Borsa del caffè dove chiunque può diventarne protagonista anche senza possedere una torrefazione.

La Borsa del caffè
Il caffè che giunge in Italia, attraccando nei porti come Pozzallo per raggiungere le torrefazioni italiane, “passa” attraverso la Borsa del Caffè dove alle varietà viene assegnato un prezzo calcolato tenendo in considerazione molteplici fattori. Un'attività di trading vera quella che si svolge in questa Borsa che è alla portata di tutti grazie alle piattaforme di scambio online, dove si opera con i contratti per differenza (CFD). Per spiegare cosa sono i CFD, possiamo dire che essi permettono al risparmiatore di investire nell’industria del caffè anche senza possedere un’impresa agricola dedita alla coltivazione, o senza possedere una torrefazione per la trasformazione. Con i CFD l’investitore ha la possibilità di speculare sui prezzi del caffè, e sui prezzi delle azioni delle grandi società del settore come Starbucks Corp. (SBUX), Coffee Holdings Co. Inc. (JVA). Esiste, inoltre, ancora un’altra porzione di industria del caffè ed è quella rappresentata dal consumo dei trasformati.

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Foto: Unsplash.com

La “locomotiva” del caffè
In testa all’industria del caffè fatta di produttori, di scambi in Borsa e di torrefattori, c’è quella fetta dell’industria del caffè che serve la bevanda nei bar e ristoranti o la porta nelle cucine domestiche. Secondo un'indagine Nielsen gli italiani consumano 6 kg di caffè pro capite l’anno, mentre l’Istat nell’Annuario 2019 riporta che la spesa media mensile per l’acquisto di caffè ammonta a 15 euro. Nei bar italiani, poi, si servono in media 175 caffè e per molte di queste attività la vendita del caffè come bevanda rappresenta il 32,5% del fatturato (Nielsen). Da questi dati si comprende che la “locomotiva” del caffè sbuffa lasciando il suo inconfondibile aroma ed arricchendo le giornate di molti sotto vari aspetti.

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