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Economia

Il futuro di Aica e le preoccupazioni della Titano: “Il prestito della Regione non è la soluzione”

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AgrigentoNotizie

Abbiamo assistito, nelle ultime settimane, a troppi fatti riguardanti AICA che a parer nostro hanno indotto nell’opinione pubblica una certa confusione. Ci preme quindi fare chiarezza a partire da ciò che si sarebbe dovuto già fare e non si è fatto (rivedere il piano economico finanziario e approdare al gestore unico) e da ciò che invece si vorrebbe imporre ai comuni con motivazioni discutibili (il prestito regionale da 10 milioni di euro).

È stato messo in campo un vasto schieramento di forze istituzionali e mediatiche per sostenere a una voce la necessità per i comuni soci di sottoscrivere il prestito della Regione, presentato come l’unica soluzione ai mali di AICA e quindi su questa base giudicare come “i buoni” i pochi che hanno già obbedito e “i cattivi, nemici dell’acqua pubblica” i molti che tardano, per vari motivi, a sottoscriverlo. Quest’ultimi, presi da mutismo, non danno spiegazioni sul loro agire e questa purtroppo è diventata una prassi molto poco democratica nella gestione del servizio idrico, troppo spesso condizionato da decisioni prese fuori dalle giuste sedi con i sindaci declassati a ruolo di “ratificatori”. Come mai la decisione di adottare questo prestito non è stata presa in seno all’Ati (l’unico organo in grado di prendere tali decisioni)? Non c’è traccia di delibere in tal senso. A che titolo è stato deciso negli uffici dell’Assessorato alle Autonomie quando l’Assessorato di riferimento è quello all’energia? Questo strumento calato dall’altro senza dibattito in Ati, presentato come salvifico, sta distraendo l’attenzione da un’urgente analisi del perché Aica sia in difficoltà finanziaria e del come farla uscire strutturalmente da questo pantano”.

Già all’inizio di questa vicenda avevamo espresso forti perplessità sul ricorso a questo strumento che avrebbe “inguaiato” pure le casse comunali e avevamo avanzato l’ipotesi che il prestito fosse erogato dalla Regione ad Aica a fondo perduto, come è stato per i gestori privati nel 2007/2008, anche perché non c’è nessuna norma che lo vieterebbe.

Le cose sono andate diversamente e abbiamo scritto pubblicamente anche a Sua Eccellenza il Prefetto, ma forse è necessario essere ancora più espliciti: il prestito regionale, così come concepito, solleva troppi dubbi e non è affatto risolutivo dei problemi di Aica. 

Inoltre, piaccia o non piaccia, la legge non consente il soccorso finanziario dei Comuni alle società partecipate con queste modalità per ragioni di tutela delle finanze pubbliche e di concorrenza.

Rischia di essere dannoso per i Comuni perché la legge regionale che regola l’emissione di questo prestito prevede la restituzione di 2 milioni di euro l’anno per cinque anni. Ma Aica ha in conti in rosso e questa somma non potrà essere restitita ai comuni per poi essere girata alla Regione, essa dunque si rivarrà sui bilanci comunali sotto forma di ulteriori tagli ai trasferimenti. Quindi, incredibile ma vero, ci saranno ancor meno servizi ai cittadini dell’ambito per 10 milioni in 5 anni.

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