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Giovedì, 23 Maggio 2024
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Fondi non utilizzati per i progetti di “Democrazia partecipata”, i Comuni dell’Agrigentino pagheranno sanzioni per oltre 130 mila euro

Sono complessivamente 19 le amministrazioni comunali della provincia che dovranno restituire i soldi ricevuti per mancata o parziale spesa del denaro ricevuto dalla Regione

Ammontano a circa un milione e 400 mila euro i fondi elargiti dalla Regione ai comuni siciliani per i progetti legati alla cosiddetta “Democrazia partecipata” nell’anno 2020. Soldi che non sono stati mai spesi oppure sono stati spesi in parte: tutto quello che è rimasto in cassa, adesso, dovrà essere restituito sotto forma di sanzione. In provincia di Agrigento sono 19 i Comuni sanzionati che dovranno restituire i soldi non spesi: il totale ammonta a 131.598 euro a fronte di 209.144 euro ricevuti.

In particolare Agrigento dovrà restituire 8.392 euro ovvero tutta la somma ricevuta dato che non è stato speso niente. Stessa cosa ad Alessandria della Rocca dove invece la sanzione ammonta a 20.048 euro. Ed ancora Caltabellotta 3.368 euro; Campobello di Licata 566; Canicattì 864; Lampedusa e Linosa 7.488 euro; Licata 3.068; Lucca Sicula 8.438; Menfi 3.670; Montallegro 10.804; Montevago 8.748; Naro 7.862; Racalmuto 13.228; Ravanusa 210; Realmonte 16.358; Ribera 1.246; San Biagio Platani 6.718; Sciacca 4.136 e Villafranca Sicula 5.846. 

La cosiddetta “Democrazia partecipata” è un modello di procedura politica che punta all’inclusione, alla collaborazione e ad un rapporto trasparente fra istituzioni e società civile. L’idea è quella di attribuire alla cittadinanza una diretta responsabilità nell’esercizio (anche parziale) del potere pubblico nelle sue varie forme: assumere decisioni, fare proposte, gestire un bene pubblico, organizzare un servizio o monitorare e valutare l’attuazione di politiche pubbliche. Il tentativo è quello di andare oltre la delega totale del potere ai rappresentanti politici eletti, ma per contro ciò non significa un esercizio esclusivo da parte dei cittadini. La democrazia partecipata si basa piuttosto sul principio di una relazione interattiva, collaborativa o anche costruttivamente conflittuale, fra soggetti pubblici e società civile finalizzato migliorare il perseguimento dell’interesse generale.

L’idea della “Democrazia partecipata” ha radici antiche ma si diffonde nel lessico politico contemporaneo a partire dagli anni ‘70 del secolo sorso per poi ritornare nei decenni successivi mutando e precisando il proprio significato. 

”È prevedibile  – dice il team di ‘Spendiamoli Insieme’, progetto di monitoraggio civico sulla ‘Democrazia partecipata’ di Parliament Watch Italia - che arrivi nei prossimi mesi un decreto di aggiornamento delle sanzioni da parte della Regione. È quanto è successo negli anni scorsi (negli aggiornamenti ai decreti la sanzione relativa al 2019 è stata ridotta di circa 60 mila euro e quella relativa al 2018 di 300 mila euro).

Nel 2020 erano disponibili in tutto 4 milioni e 642 mila euro. Al netto delle eventuali correzioni, il dato generale per il 2020 registra una media di poco meno di 1 euro restituito ogni 3. Un dato che replica più o meno quello relativo al 2019. Si dovrà invece aspettare ancora un anno per avere i dati ufficiali sulle sanzioni riguardanti il 2021”.

Fondi di “Democrazia partecipata” non utilizzati? Il Comune dice di averli spesi ma i dati ufficiali dicono il contrario

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