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Sabato, 21 Maggio 2022
Economia

Made in Italy, i commercialisti chiedono l'istituzione di un albo per le imprese

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AgrigentoNotizie

Arriva direttamente dalle tavole rotonde sul Made in Italy, all’interno del convegno nazionale “Commercialisti e imprese. Un binomio per la crescita” che si concluderà oggi ad Agrigento, la proposta di creare un Albo per le imprese del Made in Italy, con accesso su richiesta delle stesse imprese interessate ed in possesso di determinati requisiti.

“L’istituzione dell’Albo – affermano Achille Coppola e Giuseppe Laurino, consiglieri del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili delegati all’Attività di impresa – risponde all’esigenza di contribuire alla crescita e alla sostenibilità economica del Paese. L’Italia, infatti, ha un patrimonio culturale, turistico, della moda ed agrogalimentare che rappresenta una risorsa straordinaria per le imprese. Secondo la nostra proposta, le imprese interessate dovrebbero svolgere la propria attività nell’ambito della moda, del turismo, della cultura, dell’agroalimentare e in ogni altro settore in cui l’Italia eccelle, usufruendo di agevolazioni fiscali specifiche”.

I Commercialisti, da sempre impegnati nell’affiancare le piccole e medie imprese, si propongono quindi come interlocutori privilegiati nei confronti di un comparto così strategico per il futuro del Paese. Non solo per gli aspetti contabili, fiscali o doganali, ma anche e soprattutto per accompagnare le imprese e gli altri operatori economici del settore nel rivedere i propri modelli di business. Per questo motivo, il Consiglio e la Fondazione Nazionale dei Commercialisti hanno pubblicato il documento “Il Cluster Made in Italy” che rientra nel progetto Attività d’impresa del CNDCEC per il rafforzamento dei contenuti specifici della professione. 

Nella proposta dell’Albo per le imprese del Made in Italy, Fabio Cigna, componente del gruppo di lavoro Made in Italy” e consigliere dell’Ordine dei commercialisti di Cuneo ha avuto un ruolo significativo.  Le proposte che invece riguardano le agevolazioni finanziarie per il mondo produttivo sono state approfondite da Liliana Speranza, altro componente del suddetto gruppo di lavoro e consigliere dell’Ordine dei commercialisti di Napoli.

I requisiti

Secondo la proposta dei Commercialisti, le imprese che volessero accedere all’Albo del Made in Italy dovrebbero avere sede in Italia ed essere detenute per almeno il 67% da soci residenti in Italia. Le imprese, o gruppi di imprese, dovrebbero inoltre avere un fatturato compreso tra 250mila e 25 milioni di euro. Un’altra caratteristica dovrebbe essere la predisposizione alle esportazioni intra ed extra UE, con almeno il 20% dei ricavi costituito da esportazioni (in cui rientrerebbe anche il fatturato realizzato all’interno del Paese nei confronti di soggetti esteri al fine di agevolare anche i settori del Turismo e della Cultura).

Le agevolazioni

Il Consiglio nazionale dei commercialisti sta lavorando anche sulle definizione di agevolazioni fiscali specifiche per le imprese iscritte all’Albo del Mady in Italy. La prima riguarderebbe la creazione di un meccanismo premiante da calcolare sul costo di acquisto dei beni immobili, terreni e fabbricati, iscritti nell’attivo delle imprese come, ad esempio, il meccanismo del credito d’imposta. La seconda riguarderebbe una nuova agevolazione specifica; in particolare collegata ad investimenti per immobilizzazioni immateriali riconducibili a Internazionalizzazione (comprese le spese capitalizzate per la partecipazione a fiere internazionali, marchi, spese per la comunicazione), Tecnologia (brevetti, licenze e personalizzazioni software), Aggregazione (costi di impianto e ampliamento, costituzione e consulenza per i processi di aggregazione).


 

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