Confindustria: "La politica dichiari come vuole battere la crisi"

Nota stampa del Consiglio direttivo della confederazione agrigentina sul periodo critico del...

Confindustria: "La politica dichiari come vuole battere la crisi"

A margine della riunione del Consiglio direttivo, Confindustria Agrigento ha fatto una riflessione sulla crisi che sta investendo il nostro Paese e su quello che fa o che vorrebbe fare la politica per porvi rimedio.

"Non possiamo continuare - si legge nella nota - a registrare disattenzione verso i problemi reali dell’economia del nostro territorio che è chiamato a prendere atto di un vero e proprio deliberato: i politici preferiscono non confrontarsi con la tragica la realtà. Indichino (avendone la responsabilità derivante dal primato della politica) cosa intendono fare per  superare gli effetti della 'cultura' (praticata da destra, centro e sinistra) di usare le risorse pubbliche per fare assunzioni. Le nostre piccole imprese di costruzioni, ad esempio, vero volano della nostra economia, chiudono e licenziano lavoratori poiché  hanno compreso (a differenza della politica) che non ci sono risorse per nuove manutenzioni, sistemare edifici pubblici, e questo proprio perché un inqualificabile gruppo di pseudo-politici ha rovinato l’esistenza dei tanti (in primis giovani) costretti ad emigrare o a rivolgersi al 'politicante'  di turno per questuare un 'lavoro da lsu' o se già dipendente un 'cospicuo' incarico da dirigente. Gli imprenditori di Confindustria – continua la nota stampa del Consiglio direttivo – denunciano l’incapacità della politica di confrontarsi con il problema reale della nostra economia che registra ad esempio (grazie alla cultura di scambi voto/occupazione) un costo abitante in Sicilia per 'burocrazia' di 204 euro/anno contro i 13 della Lombardia (come emerge dall’analisi di Confindustria Sicilia) e di 1 dipendente pubblico ogni 239 abitanti in Sicilia contro 1 ogni 2400 in Lombardia. Nel 2010 (articolo 51  della legge regionale 11/2010) è stata fissata la nuova pianta organica del personale della Regione in 15.600 unità, in sostituzione di una precedente previsione risalente al 1985, che prevedeva una pianta organica di 10.792 unità, escludendo, come adesso, il corpo forestale. Dobbiamo prendere atto che per le piccole imprese ed i lavoratori c’è la crisi e per 'altri' il Parlamento Siciliano nonostante l’avvento di internet e dell’elettronica, il cui uso garantirebbe efficienza e risparmi, aumenta la pianta organica: ulteriori aumenti di costi anziché riduzioni. Risolvere questi problemi vuol dire innanzitutto affrontarli, renderli pubblici e non nasconderli, coscienti come siamo che  nessuno dispone della bacchetta magica e che si tratta di effetti derivanti da modelli sociali praticati nei decenni passati. E’ una grave omissione della politica il non confrontarsi su questi argomenti. Auspichiamo che ciascun rappresentante si confronti nel merito delle problematiche ripetutamente sollecitate quali: quante risorse pubbliche nei Comuni negli ultimi 20 anni per 'investimenti' e quante risorse pubbliche destinate per 'spese correnti': le prime producono reddito esponenziale (le altre?); nel contempo gli investimenti dei privati vengono, con ogni mezzo ostacolati ed avversati dai tanti  'titolari' di culture del non fare comunque – tanto loro ed i loro 'deleganti' hanno laute, e fino ad oggi, certe ricompense ('l’azienda politica' non conosce infatti crisi); perché gli enti locali della provincia non destinano almeno il 20 percento delle entrate a investimenti a partire dall’anno 2012 (questo determina da subito un effetto leva pari a 1x10 : ogni milione di euro investito in edilizia pubblica determina un volume di 10 milioni di euro )? Su questi reali e concreti temi la politica deve indicare cosa intende fare per aumentare gli investimenti, ad esempio e ridurre i costi di esercizio delle strutture pubbliche. Continuare a fuggire da ciò, come da troppo tempo avviene nonostante le reiterate pubbliche denunce da più parti sociali, comporterà una sola certezza: disagi e disordini destabilizzanti per l’incolumità e la sicurezza sociale. Aspettiamo che  politici di buon senso, che, comprendiamo, devono gestire errori strategici originati nel passato, anche con la responsabilità delle imprese, reagiscano ed a loro segnaliamo la nostra volontà di sostenerli. Continuare ad indugiare vuol dire, concretamente, non poter pagare stipendi sistematicamente di imprese private ed amministrazioni pubbliche".

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