Domenica, 26 Settembre 2021
Economia

La Regione paga in ritardo e le imprese non ci stanno, Ance presenta ricorso

Il Consiglio generale dell'associazione ha deciso di dare mandato a uno studio legale per un'azione collettiva in sede civile e presso la Corte dei conti. Il presidente Santo Cutrono: "Quello di affidare commesse senza avere la necessaria copertura finanziaria è un malcostume che denunciamo da anni"

Il Consiglio generale di Ance Sicilia ha deciso di dare mandato a uno studio legale affinché promuova un ricorso collettivo delle imprese edili associate - ciascuna per le proprie competenze – in sede civile e presso la Corte dei conti, contestando alla Regione il danno (costituito dal danno emergente e dal lucro cessante) arrecato alle stesse imprese dall’omesso pagamento, protrattosi per oltre otto mesi, delle fatture relative a forniture e lavori eseguiti.

Nelle scorse settimane ad avviare una vera e propria protesta su base locale erano state le diverse Ance: prima quella di Agrigento e poi quelle di Enna e Caltanissetta.

"Le imprese - si legge in una nota dell'Associazione - non vengono pagate da novembre del 2020 e, come è noto, per adempiere ai propri impegni la Regione ha accumulato 4 mesi di ritardo nell’approvare il proprio Bilancio (fine aprile scorso) e ulteriori 3 mesi 'soltanto' per il riaccertamento dei residui passivi. E solo in questi giorni sono stati resi disponibili in Cassa per pagare le imprese circa 3,2 miliardi di euro". Sarà, inoltre, segnalata alla Procura della Corte dei conti l’opportunità di valutare un’azione per danno erariale, sempre nei confronti della Regione, conseguente ai risarcimenti che l’amministrazione dovesse essere condannata a riconoscere ai ricorrenti.

"Quello di affidare commesse senza avere la necessaria copertura finanziaria è un malcostume che l’Ance Sicilia denuncia da anni - si legge nella nota - perché costringe le imprese a farsi carico degli oneri per i debiti assunti dall’amministrazione regionale, sottoponendosi a sovraesposizioni bancarie e costi che, prolungati fin troppo, portano le imprese all’impossibilità di operare e, spesso, al fallimento. Un metodo non più tollerabile, ancor più ora che alla crisi del 2007, mai superata, si è aggiunta quella creata dalla pandemia da Covid 19". L’Ance Sicilia si chiede "se questi ritardi siano creati ad arte per coprire una mancanza di liquidità, oppure se siano conseguenza di una incapacità della macchina amministrativa di funzionare correttamente. Ma in entrambe le ipotesi sono gravi le responsabilità, e non possono essere le imprese a pagarne il conto. La Regione dovrà essere politicamente e amministrativamente più veloce e competitiva, se non vuole mandare in necrosi il tessuto imprenditoriale della nostra Isola e se vuole cogliere le future sfide del Pnrr".

“La nostra azione - sottolinea il presidente di Ance Sicilia, Santo Cutrone – è in questa fase rivolta a tutelare le imprese e i lavoratori dai ritardi registrati quest’anno, ma proseguirà con successive iniziative sul piano dei principi normativi, anche per evitare che simili situazioni si ripresentino negli anni a venire”. 

Ance Sicilia, infine, promuoverà un’azione legale "contro l’arbitraria decisione della Regione di ridurre unilateralmente – e persino con un ulteriore taglio del 5% all’anno, oltre a quello già operato nel 2013, sempre del 5%, rispetto agli importi validi in sede nazionale – i canoni di locazione dovuti contrattualmente per immobili presi in affitto da privati, anche in questo caso arrecando un notevole danno alle imprese edili proprietarie".

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