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Mercoledì, 29 Maggio 2024
Cronaca Ribera

"La parentela con soggetti controindicati non basta", il Cga ammette ditta nella white list

Il Consiglio di giustizia amministrativa ha smentito il ministero dell'Interno, che adesso dovrà accogliere il ricorso di un'impresa riberese

"Non vi fu condizionamento mafioso", il Tar dispone il reinserimento nella white list della una società riberese. In particolare il titolare dell'azienda aveva chiesto l'inserimento della lista delle realtà produttive risconosciute come non a rischio infiltrazione mafiosa, per l'acquisto e la gestione di un impianto di frantumazione di inerti.

Una richiesta respinta dal Ministero dell’Interno in considerazione di presunti rapporti parentali dei soci e dell’amministratore con soggetti controindicati (nel dettaglio componenti della famiglia mafiosa dei Capizzi) e per presunti legami di un soggetto che, per un breve periodo di tempo, aveva ricoperto la carica di amministratore della società in questione. La società ha quindi impugnato il provvedimento di diniego prima dinnanzi al Tar Sicilia, sede di Palermo, con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza, chiedendo anche la sospensione cautelare del provvedimento ricordato, e poi al Cga, che ha adesso accolto l’appello cautelare.

Il Consiglio di giustizia amministrativa,  facendo riferimento anche alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e della corte costituzionale ha affermato il principio secondo cui il "mero rapporto di parentela con soggetti asseritamente controindicati non può essere considerato idoneo al fine di legittimare il dubbio in ordine alla sussistenza del pericolo di condizionamento da parte della criminalità organizzata".

Pertanto, conclude il giudice di appello siciliano, "l’Amministrazione ha illegittimamente denegato l’iscrizione che la Società aveva richiesto, con conseguente obbligo di ammettere l’impresa nella white list".

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