Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca

La società consortile idrica? Lo statuto rischia di "creare danni alle casse del Comune"

Il tanto atteso provvedimento arriva in aula "Sollano" con un parere sostanzialmente negativo dei revisori dei conti che chiedono la modifica di un punto: questo però costringerebbe gli altri Comuni a rivotare tutto

Dopo lunghissima attesa, in Consiglio comunale ad Agrigento arriverà lo statuto della società consortile idrica, ma l'esito della votazione potrebbe costringere tutti gli altri comuni ad una sorta di "ripartenza dal via" come nel gioco dell'Oca.

Anche se non possiamo sapere oggi come i consiglieri voteranno - e se voteranno - il prossimo 25 marzo, possiamo già dirvi che lo statuto arriverà in aula con allegata una proposta di modifica allo stesso: un passaggio questo che, appunto, di fatto renderebbe nulli gli statuti già votati dagli altri centri della provincia ricostringendo i civici consessi a votare nuovamente (o al commissario regionale ad intervenire in questa direzione).

Una richiesta di modifica che arriva direttamente dai revisori dei conti che, così come in realtà aveva già fatto l'Amministrazione comunale, hanno rilevato l'esistenza di diverse criticità nella proposta sia da un punto di vista dei contenuti che rispetto alle informazioni attualmente disponibili.

I tecnici, infatti, sostengono che innanzitutto servono più documenti per comprendere la situazione soprattutto rispetto alle ricadute economiche sulle casse del Comune. "Il piano economico della società - scrivono nel loro parere - dovrà indicare l'eventuale fabbisogno di risorse che il Comune dovrà inserire nei propri documenti di programmazione di bilancio per assicurare la sostenibilità dell'investimento e l'equilibrio economico finanziario della gestione del servizio idrico integrato".

Proprio per questo i revisori chiedono che lo statuto venga modificato all'articolo 35, perché la sua attuale formulazione "potrebbe pregiudicare l'equilibrio economico finanziario dell'Ente".

Ma cosa dice? L'articolo - tra i più contestati fin da subito - stabilisce che i comuni si facciano carico della "copertura di costi non recuperabili dai fruitori del servizio nè mediante contributi di altri enti, o non sia indicato nel contratto di servizio o nel bilancio di previsione". Quindi che le casse pubbliche paghino eventuali perdite economiche, senza sapere prima quale sia l'esito.

Lo statuto quindi arriverà in aula sotto infausti presagi. Cosa sceglieranno di fare i consiglieri?

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