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"Volontari di strada" senza locali, soccorsi da un benefattore privato

Il Comune dopo mesi di attesa propone un contratto inaccettabile. Il proprietario del magazzino accanto al bar Uaddan, al Viale della Vittoria, ha loro concesso in comodato gratuito e a tempo indeterminato quei locali in cui realizzare importanti servizi per i bisognosi

I "Volontari di strada" rischiano di non potere accettare il contratto proposto dal Comune per i locali che verrebbero loro concessi al fine di custodire i generi alimentari da distribuire ai meno abbienti di Agrigento.

E' una situazione paradossale già di per sè che chi da anni, senza aiuti nè contributi pubblici, si presta per sopperire a una reale carenza degli uffici preposti alla solidarietà sociale (impediti dall'esiguità dei trasferimenti agli enti locali), si trovi a dovere anche "pietire" una struttura per conservare e distribuire i beni di prima necessità.

Per fortuna c'è ancora gente di cuore: e oggi è stato siglato il contratto di comodato d'uso gratuito, a tempo indeterminato, dei 600 metri quadri di magazzino vicino al bar Uaddan, di cui il benefattore proprietario pagherà anche il condominio. Qui potranno realizzarsi tanti utili servizi per i bisognosi.

Ma il "contenzioso" con il Comune farebbe dire che oltre al danno, è il caso di dirlo, sembra essere stata posta in essere anche la beffa.

"Scaricando dall'Albo pretorio il contratto che l'ufficio Patrimonio ha preparato per noi - racconta Silvia Licata - ci siamo accorti che l'articolo 2 recita che potevamo usufruire dell'immobile per un anno, dalla data del contratto, e che trascorso tale termine, senza preavviso, dovremmo lasciarlo: andando oltre il 30esimo giorno, se ancora non fossimo usciti, il Comune diventerebbe proprietario di tutto ciò che c'è dentro a quella data. L'articolo 7, inoltre, recita che dobbiamo sostenere le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria. Praticamente ci concedono il locale, ma ci mettono nella condizione di non potere accettare, se i termini del contratto rimangono questi".

In un momento in cui non si pensa alle fasce deboli se non a parole (partendo dal Governo centrale "in giù"), in cui la scala delle priorità sembra sovvertita, incomprensibilmente e contro ogni norma del buon senso invertita, è davvero qualcosa che lascia senza parole quanto sta accadendo.

A sentire i racconti dei "Volontari di strada", del grave stato di indigenza in cui versano fin troppe famiglie che non hanno nemmeno la possibilità di comprare un pacco di zucchero, in  un territorio che se ben gestito dovrebbe essere invece florido, viene solo da scuotere materialmente la testa: è incredibile o, meglio, è inaccettabile.

A questi volontari il carico di assicurare per quanto possibile pagamento di utenze, di visite mediche e di quanto necessitano queste famiglie bisognose.

Comunque, il dato è questo: da novembre si aspettava risposta dal Comune, dopo l'ulteriore sollecito del 3 febbraio scorso il commissario ha poi fatto un atto di indirizzo e il dirigente dell'ufficio Patrimonio ha redatto una proposta di contratto che, pubblicata già all'albo pretorio, non è stata nemmeno sottoposta ufficialmente ai diretti interessati.

E con le clausole che, si capisce, renderanno davvero difficile accettare il contratto così come è stipulato, l'associazione potrebbe ancora una volta trovarsi a rischio di perdere la convenzione con il Banco alimentare delle Opere di Carità: il che significa, in soldoni, togliere il sostentamento ad almeno 450 persone (dalle circa 30 famiglie che beneficiavano dell'aiuto dei "Volontari di strada" 3 anni fa, adesso si è passati a circa 111 nuclei familiari), più 45 senzatetto.

Sempre a novembre è stata fatta richiesta "di due locali del Boccone del povero, per un totale di oltre 2.500 metri quadri, affidati alle suore, dal 2006 senza contratto, per 750 euro annui di affitto, e praticamente inutilizzati", racconta ancora Silvia Licata. E si attende ancora una risposta dell'Ente.

Ai lettori lasciamo fare le dovute considerazioni.

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