Caso "Sea Watch" e polemica sui porti chiusi, lo "scontro" si sposta a Porto Empedocle

Il sindaco Ida Carmina: "Non ho visto indignazione per i senza fissa dimora morti di freddo". L'ammiraglio Vittorio Alessandro: "Non si possono usare i migranti per regolare i rapporti tra stati"

La nave Sea-Watch

Sulla questione dei flussi migratori e della linea seguita dal Governo nazionale e segnatamente dal ministro Matteo Salvini c'è una polemica a distanza, o quantomeno una profonda diversità di vedute, tutta in "salsa" empedoclina.

Se nei giorni scorsi era stato il papà del commissario Montalbano, Andrea Camilleri, a lanciare una vera e propria campagna social ("Ci tengo da cittadino italiano, a dire questa frase: Non in nome mio") rispetto allo sgombero della comunità di 540 migranti di Castelnuovo di Porto, oggi tema del confronto è la vicenda della Sea Watch, sbarcata al porto di Catania solo ieri dopo un lungo braccio di ferro.

Una questione che, appunto, ha visto su schieramenti opposti due "marinisi" d'eccezione: il sindaco della città Ida Carmina e l'ammiraglio Vittorio Alessandro, oggi presidente del Parco delle Cinque Terre. La prima, agguerritissima in difesa dell'operato del Governo, il secondo impegnato invece a far riflettere sulle potenziali conseguenze di alcune scelte.

"Finalmente l’Europa sta iniziando a capire che deve fare la sua parte - aveva commentato alle agenzie il primo cittadino quando la nave non era ancora attraccata ma attendeva a largo di Siracusa -. La linea della fermezza dà i primi risultati e a testimoniarlo ci sono anche i numeri in netto calo. Basti pensare che solo a Porto Empedocle nel 2014 sono approdate 15mila persone. Il problema, comunque, non sono gli sbarchi ma la necessità di bloccare questo traffico di esseri umani. Il Governo Conte ha assunto una posizione più drastica per stimolare gli Stati europei a un’assunzione di responsabilità e mi sembra che le prime risposte stiano arrivando“. Se il sindaco si era detta comunque "felicissima" della conclusione della vicenda, aveva però tenuto a ribadire che "sulla pelle dei migranti non si possono fare strumentalizzazioni” e aveva attaccato i parlamentari che si erano recati sulla Sea Watc "a fini di propaganda in vista delle campagne elettorali. In questi giorni - continuava -  in diverse città italiane sono morti per il freddo tanti senza fissa dimora, eppure davanti a queste vittime non ho visto la stessa indignazione e preoccupazione da parte dei politici”. Un reframe non particolarmente nuovo, anzi, molto molto diffuso sui social.

Molto più tecnica e cauta la posizione di Vittorio Alessandro, che partecipando ad una trasmissione tv del mattino ha precisato che oggi non esistono "porti chiusi" giacché per ottenere questo risultato dovrebbero prima essere emessi degli specifici decreti che ad oggi non ci sono e che, aggiunge, "dovranno ampiamente motivati, perché le persone che arrivano via mare, che stiamo accogliendo, non sono delinquenti e non hanno commesso alcun reato. Semmai - continua - lo avranno commesso gli altri, non i quarantasette che sono vittime di questa vicenda. Saranno vittime dei trafficanti, vittime di chi si vuole, ma sicuramente non sono delle persone che hanno commesso un reato e sicuramente non mettono in paricolo la sicurezza pubblica”. Alessandro, nel ribadire che comunque è necessario un maggior coinvolgimento da parte di tutti gli stati membri, dice comunque che "il soccorso va fatto e va concluso portando a riva le persone, anche se una nave avesse commesso un reato".

Questo perché secondo l'ammiraglio "l'Italia ha una storia, un’etica: non si può in mare chiudere l’interruttore, dire 'non ti salvo' o ti lascio in mare ad aspettare, usando le vittime del naufragio per risolvere problemi internazionali serissimi. Prima si portano a terra. Le vittime del nostro muro, altrimenti, saranno in fondo al mare". 

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