Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

"Picchia la moglie e la costringe a fare sesso durante il Ramadan": dopo il rinvio a giudizio il perdono

La donna di 32 anni più giovane, "obbligata" comunque a testimoniare anche dopo il ritiro della querela, ha rinunciato alla costituzione di parte civile: "Sono al terzo mese di gravidanza"

"Siamo tornati ad abitare assieme, ci siamo rappacificati. Aspettiamo un bimbo, sono al quarto mese di gravidanza". Una 34enne marocchina, che aveva denunciato e fatto finire a processo il marito - un medico di 32 anni più grande - dopo il rinvio a giudizio dell'uomo lo perdona e ritira la costituzione di parte civile.

Se il suo difensore, l'avvocato Laura Lo Presti, ha formalizzato la rinuncia a chiedere i danni all'imputato, la donna, in ogni caso, è stata "obbligata" a testimoniare perchè l'accusa di violenza sessuale è perseguibile anche senza la querela della vittima. 

Sotto accusa un medico di Agrigento di 66 anni, rinviato a giudizio per le accuse di violenza sessuale, lesioni aggravate, porto ingiustificato di arma fuori dalla propria abitazione e maltrattamenti con l'aggravante dell'odio razziale. Il medico, difeso dall'avvocato Fabio Inglima Modica, avrebbe maltrattato la donna, aggredendola fisicamente e verbalmente, vessandola, umiliandola e impedendole di professare liberamente il suo credo religioso. In particolare l'avrebbe denigrata e minacciata, aggredendola fisicamente e "costringendola a rinunciare ai riti della propria religione islamica, continuamente da lui denigrata". Al medico viene contestato anche di averla picchiata in due circostanze ma, soprattutto, di averla costretta a fare sesso durante il Ramadan, violando le regole del suo credo religioso.

Accuse che la donna, nonostante il perdono e la rappacificazione, rispondendo al pm Gianluca Caputo, ha confermato ribadendo che quanto aveva sostenuto e messo per iscritto nella querela era corretto. 

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