Borderline Sicilia e Asgi contro Villa Sikania: "Cimici nei letti e mancato rispetto dei diritti"

Le due associazioni denunciano di aver segnalato tutto ad Asp e Prefettura affinchè intervengano per rilevare eventuali violazioni

(foto ARCHIVIO)

Il centro di accoglienza di Siculiana, realizzato all'interno dell'ex hotel "VIlla Sikania" è in questi giorni al centro delle polemiche per la decisione di trasferire qui alcuni dei migranti sbarcati a Lampedusa. Contro la decisione si è schierato il sindaco e anche la comunità, che da tempo chiede una rimodulazione del numero di ospiti, in modo che questo sia proporzionale al numero di residenti.

Ma il centro di accoglienza straordinaria è stato oggetto di accuse ben più pesanti proprio in questi giorni insieme complessivamente al sistema di accoglienza.

A metterle nero su bianco sono state le associazioni "Borderline" e Asgi - associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione - le quali, ad esempio, segnalano come i cittadini stranieri hanno visto trascorrere "diverse settimane, a volte mesi, senza che ricevessero alcuna informazione circa la procedura di asilo e il loro status legale in Italia. Inoltre - continuano - alcuni richiedenti avrebbero atteso più di un mese prima di formalizzare la propria richiesta di protezione, differentemente da quanto previsto dalla normativa che prevede che la formalizzazione avvenga entro tre o massimo dieci giorni lavorativi dalla presentazione della domanda".

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Questi ritardi secondo "Borderline" e Asgi avrebbero "lasciato di fatto le persone in una situazione di limbo nella quale è gravemente ostacolato l’accesso ai diritti connessi alla titolarità del permesso di soggiorno. Infatti, a titolo esemplificativo, al richiedente asilo dovrebbe essere garantita la possibilità di svolgere attività lavorativa trascorsi sessanta giorni dalla formalizzazione della richiesta di protezione, la possibilità di accedere a una completa tutela sanitaria attraverso l’iscrizione obbligatoria al Ssn, l’assegnazione di un medico di base e la possibilità di effettuare visite specialistiche e diagnostiche". L'associazione avrebbe in tal senso più volte sollecitato la Questura di Agrigento rispetto ai ritardi registrati.

"Borderline" e Asgi, inoltre, sostengono che dentro la struttura "emergerebbe una situazione che desta preoccupazione in merito alle condizioni materiali e igieniche e all’assenza di servizi che caratterizzerebbero il centro e che non sembrerebbero garantire la tutela della dignità della persona e un effettivo rispetto dei bisogni essenziali". "In particolare - continuano - sarebbero oggetto di preoccupazione la grave insufficienza dei servizi igienici, il sovraffollamento delle stanze, il mancato rispetto della vita privata e familiare".

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Usando come riferimento il racconto degli ospiti, l'associazione sostiene che "gli uomini dormirebbero in camerate da 25 persone, le donne con i bambini in camere che sembrerebbero poter ospitare anche sei donne e quattro bambini e che sarebbero dotate di un solo bagno. Non sembrerebbe prevista alcuna assistenza specifica per i neonati, che, seguendo lo status dei genitori, rischierebbero di trovarsi per diversi mesi senza l’accesso a cure pediatriche adeguate. Secondo quanto riferito, non vi sarebbero culle né letti per i bambini, che dovrebbero dormire insieme alle madri". I letti, poi, "sarebbero infestati dalle cimici e non verrebbe fornito un numero sufficiente di lenzuola e coperte".

Un quadro complessivo che spinge "Asgi" e "Borderline Sicilia" a sostenere che la "permanenza in tale centro si porrebbe in questo senso in continuità con le violazioni dei diritti inflitte ai cittadini stranieri che, contrariamente a quanto dovrebbe avvenire, fin dal momento del soccorso si trovano in un percorso a ostacoli verso il riconoscimento dei diritti: dal blocco delle navi in mare, al trattenimento illegittimo nell’hotspot di Lampedusa, alle degradate condizioni di vita a cui si sarebbe costretti e all’estenuante attesa per la registrazione della propria domanda di asilo".

Le due associazioni sostengono di aver interpellato le autorità competenti "inviando segnalazioni all’Azienza sanitaria provinciale e alla Prefettura di Agrigento, affinché verifichino quanto sopra riportato e, ove si rilevino le situazioni lesive dei diritti dei cittadini stranieri, intervengano con ogni mezzo necessario, al fine di garantire gli standard di accoglienza previsti dalla normativa italiana e il rispetto dei diritti dei richiedenti asilo presenti nella struttura".

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