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Un momento dell'incontro

Un momento dell'incontro

Viadotto Morandi, il "no" degli ingegneri alla demolizione: "Solo ultima ipotesi"

Incontro questa mattina nella sede dell'Ordine di Agrigento, il presidente Alberto Avenia: "Senza il ponte torneremmo indietro di 50 anni, puntare sulla manutenzione"

Resta alta l'attenzione sul futuro del viadotto Morandi. Questa mattina l'Ordine degli ingegneri di Agrigento ha ribadito il "no" ad ogni ipotesi di demolizione della struttura, sottolineando le ricadute negative che questa avrebbe sulla viabilità cittadina. 

VIDEO - Avenia: "Con la demolizione torneremmo indietro di 50 anni"

"Le drammatiche immagini provenienti da Genova - si legge in una nota diffusa in seguito alla conferenza stampa di questa mattina - hanno, senza dubbio, scosso le coscienze e alimentato le fantasie, ma, preme evidenziarlo subito, tecnicamente, il viadotto crollato e quello agrigentino hanno in comune unicamente il genio dell’ingegner Riccardo Morandi. Sono strutture realizzate con schemi statici differenti che probabilmente risentono però di problemi similari: l’invecchiamento e una insufficiente manutenzione".

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"Circa il viadotto Akragas I, - spiegano gli ingegneri di Agrigento - sebbene da un lato si possono condividere le osservazioni di merito circa lo stato di conservazione del manufatto, al netto di alcune pseudo verità scientifiche dall’altro non si possono condividere facili conclusioni circa l’inutilità o le precarietà dell’opera. L’ipotesi di demolizione avanzata da taluni, ad oggi non ci sembra sia fondata su basi razionali e su adeguate considerazioni tecniche, economiche e sociali, per non parlare delle valutazioni sul valore anche culturale dell’opera. È qui il caso di chiedersi: si sono adeguatamente valutate le conseguenze di una demolizione in termini di costo di demolizione, di smaltimento dei materiali e dell’impatto dello stesso sul territorio? Si sono stimati i costi di costruzione di una strada alternativa e della reale e concreta possibilità di realizzazione, tenuto conto dei vincoli gravanti sull’area? Si è valutato l’impatto in termini di qualità dei collegamenti sulla popolazione che un eventuale eliminazione del viadotto produrrebbe?".

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“La demolizione è l'ultima ratio, - ha sottolineato il presidente dell'Ordine di Agrigento, Alberto Avenia - noi vogliamo un intervento manutentivo che sia risolutivo delle problematiche dei nostri viadotti, in particolare dell'Akragas I, perché un'ipotetica demolizione, concentrerebbe il traffico veicolare sulla parte nord della città, ovvero sul quadrivio Spinasanta e sul viadotto che porta a piazzale Fratelli Rosselli, e questo non possiamo permettercelo perché torneremmo indietro di 50 anni”.

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“Oggi con le tecnologie di controllo evolute che abbiamo, - ha proseguito Avenia - non ci possiamo permettere di demolire il viadotto Morandi, ribadisco che bisogna intervenire con la manutenzione, prevenendo semmai processi irreversibili della struttura. Solo così possiamo avere una viabilità più sicura, tranquilla e consona alle nostre aree urbane”.

Riguardo, infine, alla questione relativa all’impatto ambientale, recentemente tornata di strettissima attualità, gli ingegneri sottolineano che "ogni infrastruttura impatta sul territorio, seppure in diverso modo, e che pur non essendovi la sensibilità al tema che oggi noi possediamo all’epoca di realizzazione dei viadotti, questo si caratterizza per un utilizzo essenziale delle forme strutturali non solo rispetto ai viadotti attuali ma anche a quelli coevi alla realizzazione dell’opera, distinguendosi da queste per il minore impatto ambientale e paesaggistico, segno ulteriore del genio del Morandi e di una sua precisa scelta in questa direzione. Il tutto in un’area di sicuro valore archeologico, ma nella quale insistono civili abitazioni e opere pubbliche".

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