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Sabato, 21 Maggio 2022
Cronaca

Chi farà il vaccino Covid in autunno: c'è la fascia d'età ipotizzata

Secondo il direttore generale dell'Aifa Magrini, "si arriverà a definire una soglia d'età oltre la quale raccomandare la vaccinazione annuale: over 60 o over 50". I numeri dell'Iss sul reale tasso di mortalità tra i non vaccinati

"In autunno avremo certamente vaccini diversi, associati o meno a quello dell'influenza, che saranno adattati ad alcune delle varianti del virus e, quindi, più efficaci. Credo si arriverà a definire una soglia d'età oltre la quale raccomandare la vaccinazione annuale contro il Covid. Potrà essere quella degli over 60 o degli over 50, in base alle valutazioni sanitarie e all'andamento della pandemia, sempre in coordinamento con gli altri Paesi europei". Questo il quadro tracciato dal direttore generale dell'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco, Nicola Magrini, in un'intervista a 'La Stampa'. In autunno arriverà anche il vaccino universale contro tutti i coronavirus? "Non quest'anno credo, anche se quella è senza dubbio la linea di ricerca più interessante a cui guardare. Credo che per il pan-coronavirus dovremo aspettare il 2023", risponde Magrini. Dunque, anche in autunno Pfizer e Moderna resteranno i vaccini "principali a disposizione, visto il successo ottenuto, sia dal punto di vista della sicurezza che dell'efficacia". Oltre a Pfizer e Moderna "ne arriverà un terzo, quello di CureVac, entro la fine dell'anno o nei primi mesi del 2023: era atteso prima, ma hanno avuto problemi di sviluppo e inizieranno tra poco gli studi clinici".

Continuano ad aumentare le reinfezioni

Continuano ad aumentare le reinfezioni di Sars-Cov-2. Nell'ultima settimana la percentuale di reinfezioni sul totale dei casi segnalati risulta pari a 4,5%, in crescita rispetto al 4,4% della settimana precedente. Lo evidenzia il report esteso dell'Istituto superiore di sanità (Iss) su Covid-19 in Italia. Dal 24 agosto 2021 al 20 aprile 2022 sono stati segnalati 357.379 casi di reinfezione, pari a 3,2% del totale dei casi notificati. L'analisi del rischio di reinfezione a partire dal 6 dicembre 2021, quando è cominciata la diffusione della variante Omicron, evidenzia un aumento del rischio di reinfezione nei soggetti con prima diagnosi di Covid-19 notificata da oltre 210 giorni rispetto a chi ha avuto la prima diagnosi fra i 90 e i 210 giorni precedenti; nei soggetti non vaccinati o vaccinati con almeno una dose da oltre 120 giorni rispetto ai vaccinati con almeno una dose entro i 120 giorni; nelle donne rispetto ai maschi. Il maggior rischio per il sesso femminile, spiega l'Iss, può essere verosimilmente dovuto alla maggior presenza di donne in ambito scolastico (più dell'80%) dove viene effettuata una intensa attività di screening e al fatto che le donne svolgono più spesso la funzione di caregiver in ambito famigliare. Il rischio di reinfezione, inoltre, è maggiore nelle fasce di età più giovani (dai 12 ai 49 anni) rispetto alle persone con prima diagnosi fra i 50-59 anni d'età, verosimilmente per comportamenti ed esposizioni a maggior rischio; e, infine, negli operatori sanitari rispetto al resto della popolazione.

Il tasso di mortalità tra i non vaccinati

Il tasso di mortalità, relativo alla popolazione con più di 5 anni d'età, nel periodo 25 febbraio-27 marzo 2022, per i non vaccinati (36 decessi per 100.000 abitanti) risulta circa cinque volte più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo da meno di 120 giorni (8 decessi per 100.000) e circa dieci volte più alto rispetto ai vaccinati con booster (4 decessi per 100.000 abitanti). Lo evidenzia sempre il report esteso dell'Istituto superiore di sanità (Iss) su Covid-19 in Italia. Il tasso di ospedalizzazione standardizzato per età, relativo alla popolazione con più di 5 anni, nel periodo 4 marzo-3 aprile 2022 per i non vaccinati (128 ricoveri per 100.000 abitanti) risulta circa tre volte più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo da meno di 120 giorni (45 ricoveri per 100.000 abitanti) e circa quattro volte più alto rispetto ai vaccinati con dose aggiuntiva/booster (30 ricoveri per 100.000 abitanti). Nello stesso periodo il tasso di ricoveri in terapia intensiva standardizzato per età, relativo alla popolazione con più di 5 anni, per i non vaccinati (8 ricoveri in terapia intensiva per 100.000 abitanti) risulta circa quattro volte più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo da meno di 120 giorni (2 ricoveri in terapia intensiva per 100.000) e circa otto volte più alto rispetto ai vaccinati con booster (1 ricovero in terapia intensiva per 100.000 abitanti).

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(fonte: today)

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