Cronaca

Vaccini e scudo penale per i medici, Aleo: "Solo fumo negli occhi, norma inapplicabile"

Il professore di diritto penale del dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'ateneo catanese commenta il provvedimento che dovrebbe proteggere il personale sanitario da eventuali responsabilità che potrebbero sorgere somministrando i sieri

“C’è un eccesso di pressione sui medici e sul personale sanitario che non viene attenuata nel momento in cui abbiamo più bisogno di loro. E il cosiddetto ‘scudo penale’ per i vaccinatori, varato per decreto dal Governo, rischia di essere solo fumo negli occhi, inutile e pure inapplicabile”.

Salvatore Aleo, professore ordinario di diritto penale nel Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università di Catania, intervistato da CataniaToday, commenta il provvedimento pensato per consentire al personale sanitario di operare senza la spada di Damocle delle eventuali responsabilità penali che potrebbero configurarsi a seguito della somministrazione dei sieri, in questa campagna di vaccinazione straordinaria. La questione è tornata alla ribalta proprio in occasione di alcune morti sospette avvenute dopo la somministrazione del vaccino AstraZeneca e le inchieste avviate dalla magistratura.

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“Abbiamo bisogno di medici che lavorino sereni, che non si spaventino a operare e soprattutto che si prendano le proprie responsabilità – ha commentato Aleo – nel senso che facciano le scelte più opportune nell’interesse del paziente. Non possiamo avere medici e operatori sanitari che temono un avviso di garanzia della Procura della Repubblica”.

Secondo il giurista catanese, quella dello scudo penale è “l’ultima chicca di un Paese che ormai ha imboccato una deriva tragicomica”. Il professore mette in evidenza quello che secondo lui, di fatto, rende la norma inutile. “Il decreto recita: "Responsabilità sanitaria da somministrazione del vaccino anti Sars-Cov-2. Per i fatti di cui agli articoli 589 e 590 del codice penale verificatisi a causa della somministrazione di un vaccino per la prevenzione delle infezioni da Sars-Cov-2, effettuata nel corso della campagna di vaccinazione straordinaria, la punibilità è esclusa quando l’uso del vaccino è conforme alle indicazioni contenute nel provvedimento di autorizzazione all’immissione in commercio emesso dalle competenti autorità e alle circolari pubblicate sul sito istituzionale del ministero della Salute relative alle attività di vaccinazione". Quindi semplificando – spiega – dice che se tutto è regolare il medico non risponde, se il farmaco utilizzato è approvato e l’attività svolta risponde esattamente a quanto previsto dal piano vaccini, non sorgono responsabilità penali. E ci mancherebbe altro! Insomma è una norma del tutto inutile”.

Ma, oltre al problema dell’utilità sostanziale, la norma presenta anche un "grave errore tecnico", che il professore non esita a definire “clamoroso”, relativo agli articoli del codice penale che sono riportati nella norma: “Quelle citate dal legislatore sono le previsioni del codice Rocco dell’omicidio colposo e delle lesioni colpose, ma con l’articolo 6 della legge Gelli-Bianco (legge 24/2017 nda) la responsabilità penale del medico è stata sancita autonomamente con l’articolo 590 sexies del codice penale, che tratta proprio la responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario. Così la norma è tecnicamente, a rigore, inapplicabile, salvi equilibrismi giuridici. Questo, dal mio punto di vista, non è un fatto marginale – commenta – significa e dimostra che non si conosce nemmeno la materia che si vuole disciplinare. È la stessa logica che è stata usata quando fu introdotta la fattispecie dell'omicidio stradale, che è diventata una norma autonoma e non è più una circostanza aggravante rispetto all'omicidio colposo. Il mio ragionamento è: fanno una norma che dovrebbe servire a proteggere i medici, ma rischia di essere perfino inapplicabile, oltre che inutile”.

Salvatore Aleo, che presiede inoltre il corso di laurea in Management della pubblica amministrazione, ha dedicato diversi studi alla responsabilità medica e alla luce di quello che sta avvenendo oggi, con l’emergenza covid, vede confermare le sue tesi: “Che senso ha avere in Italia tantissimi medici che sono indagati, sottoposti a processo penale, civile, amministrativo-contabile? Di certo non serve alla qualità della classe medica. È significativo come l’Oms giudichi quella italiana come una delle medicine migliori del mondo – sottolinea – che però viene posta sotto scacco da un sistema giustizia che invece i dati e le evidenze indicano come messo male. È un paradosso. Tutto questo – secondo Aleo – avrà una ripercussione anche sul futuro, i giovani studenti di medicina non vogliono più fare determinate specialità mediche, si sono ridotti moltissimo quelli che chiedono di fare anestesia, chirurgia, ortopedia”. E conclude: “La responsabilità del medico è il sintomo di una società che definisco ‘medievale’ – chiosa – che ha bisogno di sangue e vendetta, tutto ciò trova alimento nelle testate giornalistiche e nei mass media. Ormai ogni persona che muore in ospedale diventa un caso di malasanità, ma sappiamo che la medicina e la pratica medica è fatta anche di rischi. Certamente vengono commessi errori in medicina, come da tutti noi, ma l’errore è un rischio tipico della funzione sanitaria. Porre a carico del singolo medico questo rischio che è connaturato alla funzione sanitaria è una stupidaggine, nonché ingiusto, un errore di grammatica politica e istituzionale. Tutte le responsabilità devono essere del sistema”.

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