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Massacro di Racalmuto

"Aveva già aggredito i nostri genitori, e un mese fa vagava in stato confusionale": il racconto della sorella di Sedita

Nelle pagine del provvedimento di convalida del fermo, anche una dura presa di posizione del Gip Francesco Provenzano, per il quale c'erano abbastanza elementi per intervenire prima della mattanza

I genitori uccisi con determinazione perché, nella sua mente, erano già morti ed erano stati sostituiti da "un diavolo" e "una strega". Il padre che tenta di difendersi con una bottiglia. I due corpi che cadono al suolo sotto una tempesta di fendenti letali e che si sfiorano con una mano, prima di morire ad opera del loro unico figlio. 

Ma al netto del racconto agghiacciante riassunto nelle pagine del provvedimento di convalida del fermo di Salvatore Sedita a firma del Gip Francesco Provenzano, c'è l'indicazione estremamente chiara di una situazione di violenza, e "vessatoria prevaricazione" nei confronti degli anziani genitori condotta dal 34enne e proseguita per anni, fino alla carneficina a colpi di coltello e mannaia che poteva e doveva essere fermata sul nascere.

A raccontare quanto avveniva a casa Sedita è stata la sorella Letizia, che ha rinvenuto i corpi martirizzati dei suoi genitori, e ha, immediatamente, indicato il fratello come responsabile del delitto perché, scrive il Gip, "di indole violenta, tossicodipendente, dedito alla consumazione di sostanze alcoliche e affetto da non meglio precisate patologie psichiatriche".

Il fratello, inoltre, "minacciava costantemente di morte i suoi genitori, dicendo che li avrebbe scannati". Salvatore Sedita, tra l'altro, aveva sospeso gli psicofarmaci da circa un anno senza però alcun parere medico.

Le violenze in casa non erano una novità. Il 34enne aveva già aggredito i genitori: di recente aveva colpito la madre con un barattolo alle spalle, nel 2019 i carabinieri erano anche intervenuti e avevano già sottoposto Salvatore Sedita a Tso, Nel 2020 aveva poi aggredito il padre, il quale aveva battuto a terra la testa.

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L'ultima segnalzione - fatta da organi istituzionali - sulle condizioni di salute mentale precarie di Sedita risale allo scorso 2 novembre.

Letizia Sedita racconta infatti di aver ricevuto una telefonata dal maresciallo della stazione di Racalmuto, il quale le rappresentava, scrive il gip, "di aver visto il fratello in condizioni di alterazione psicofisica, invitandola ad avvisare i genitori e a prendere provvedimenti per risolvere la situazione". 

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"Certamente un intervento tempestivo in sede anticipatoria, in applicazione delle norme esistenti sul trattamento sanitario obbligatorio, forse averebbe evitato la tragedia - scrive senza tentennamenti Provenzano -.  Attesa la condizione psichica compromessa di Sedita e la sua evidente pericolosità, di notoria conoscenza, si sarebbero dovute azionare anche d'ufficio delle pubbliche istituzioni, gli interventi previsti che dispongono una competenza ad emettere il Tso con provvedimento del sindaco in qualità di massima autorità sanitaria del Comune".

Provenzano inoltre evidenzia la necessità che vi sia una "vigilanza massima sul territorio da parte di tutte le istituzioni a ciò preposte, perché il cittadino affetto da malattia mentale non degradi in azioni criminali etero o autoffensive, che evidentemente non c'è stata". 

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