Tumore provocato da trasfusioni di sangue infetto, il Tar condanna il ministero: 732 mila euro di risarcimento

Solo dall’inizio dell’anno, il tribunale amministrativo ha ordinato il pagamento di circa 3 milioni e mezzo di euro, rispettivamente 976.598 euro in favore degli eredi di un deceduto di Favara e 600.000 per i familiari di una persona di Lampedusa

Una trasfusione (foto ARCHIVIO)

Il ministero della Salute deve pagare 732.780 euro in favore di una donna deceduta a causa di un tumore al fegato provocato da trasfusioni di sangue infetto (fatte nel 1973 all'ospedale Umberto I di Enna). Lo ha disposto la prima sezione del Tar Sicilia. 

Il coniuge (unico erede) della donna deceduta, con l’assistenza degli avvocati Angelo Farruggia e Annalisa Russello, aveva promosso causa di risarcimento del danno davanti al tribunale di Caltanissetta, ottenendo, al termine del lungo contenzioso, la condanna del ministero della Salute al risarcimento di 732.780 euro. Nonostante la sentenza fosse definitiva, il ministero della Salute non voleva sentirne di pagare. Per ottenere l'ordine di pagamento e la nomina di un commissario ad acta che facesse eseguire la sentenza del tribunale di Caltanissetta, l'uomo ha fatto ricorso al Tar Palermo. Il tribunale amministrativo, nonostante le restrizioni delle udienze per l’emergenza Coronavirus, ha ordinato con sentenza al ministero della Salute di pagare la somma entro 60 giorni. Oltre ad una penale stabilita per ogni ulteriore ritardo, il Tar ha previsto che in caso di mancato pagamento ad occuparsi dell’esecuzione sarà il già nominato commissario ad acta individuato nella persone del segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il tribunale ha poi disposto la trasmissione della sentenza alla Corte dei Conti per valutare eventuali profili di responsabilità erariali a carico dei dirigenti del ministero della Salute.

"La recente pronuncia del Tar - commenta l’avvocato Angelo Farruggia - pone fine all’intollerabile ritardo con cui vengono pagate le sentenze con le quali i vari tribunali d’Italia hanno condannato il ministero della Salute a risarcire le vittime di sangue infetto. Il ministero, con l’omissione dei controlli già all’epoca previsti dalla legge in materia di raccolta, distribuzione e somministrazione di sangue, avrebbe favorito una vera e propria epidemia colposa per la diffusione del virus dell’epatite B, C e il virus Hiv. Non esistono stime ufficiali, ma gli italiani vittime di trasfusione da sangue infetto, nel periodo che va tra la fine degli anni 60 e i primi anni 90, potrebbero essere, secondo il comitato Vittime sangue infetto, - prosegue il legale - tra gli 80 mila e i 200 mila. Ed almeno 2.500 sono le morti accertate, tra il 1980 e il 2008, in quella che da più parti viene definita una strage di Stato. Solo dall’inizio dell’anno in corso - sottolineano i legali Angelo Farruggia e Annalisa Russello - in favore di nostri clienti sparsi per la Sicilia, il Tar di Palermo ha ordinato di pagare a carico del ministero della Salute circa 3 milioni e mezzo di euro. E questo per non avere pagato spontaneamente le sentenze emesse al termine di giudizi durati anche dieci anni, rispettivamente per 976.598,39 euro in favore degli eredi di un deceduto di Favara; 600.000 euro per i familiari di un deceduto di Lampedusa; 772.874,56 per un morto di Trapani; 1.166.296,40 euro per un altro defunto di Castelvetrano. Tutti morti per un tumore al fegato causato da sangue infetto. Risulta paradossale - concludono gli avvocati - che quello stesso Stato che, per una multa o una cartella esattoriale non pagata non esita a disporre il fermo amministrativo dell’autovettura o ad iscrivere un’ipoteca d’ufficio sull’unica casa di proprietà, si rifiuta poi di pagare il risarcimento stabilito dopo dieci anni di causa e tre gradi di giudizio, in sentenze passate in giudicato ed emesse 'In nome del popolo italiano'".

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