Falsi infortuni con aziende fantasma, teste in aula accusa il "pentito"

Una dipendente del principale imputato ricostruisce in aula un'aggressione, per la difesa le accuse sarebbero mosse da astio

Giuseppe Terrazzino

"Luca Di Stefano venne in studio ad aggredire Giuseppe Terrazzino in agenzia, quando andò via ci disse che lo avrebbe denunciato". Irene Maragliano, dipendente della compagnia assicurativa, conferma la versione di altri due testi che avevano raccontato di avere assistito ad un'aggressione da parte di Di Stefano, rivelatosi uno dei principali "pentiti" dell'inchiesta “Demetra” che avrebbe sgominato una maxi truffa ai danni di Inps e Inail attraverso la creazione di false aziende per posti di lavoro “fantasma”. Gli imputati del processo sono 48.

L’operazione dei carabinieri è scattata il 28 giugno del 2013. In carcere oltre a Terrazzino, ex consigliere provinciale e titolare di un'agenzia assicurativa di Raffadali, erano finiti l’imprenditore Giorgio Lo Presti, 65 anni, di Porto Empedocle. L'ipotesi dell'accusa è che siano stati poi simulati una serie di infortuni sul lavoro con la finalità di truffare l'Inail. A rafforzare le accuse nei confronti di Terrazzino, in particolare, è stato Di Stefano, ritenuto un faccendiere che cercava clienti per la banda.

L'avvocato Giuseppe Barba, difensore dell'assicuratore, ritenuto la mente della presunta organizzazione, ha citato la sua dipendente per provare che, in realtà, le accuse sarebbero mosse da astio tanto che lo aveva aggredito e che scaturirebbero dal fatto che non si sarebbe prestato alle richieste illecite di Di Stefano.

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Il sistema, del quale avrebbero fatto parte anche dei medici compiacenti, sarebbe ruotato attorno ad alcune aziende fantasma attraverso le quali si mettevano in piedi rapporti di lavoro fittizi che servivano poi per ottenere consistenti indennità di disoccupazione oppure indennizzi per finti infortuni con false attestazioni di medici. 

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