Mercoledì, 19 Maggio 2021
Cronaca

Cresta sui biglietti dei bus? Ok dal gup alla relazione dell'investigatore privato

Il giudice dà il via libera all'utilizzo della prova contestata dalla difesa dei dieci autisti imputati, agli atti altre indagini

foto archivio

I capi di imputazione non sono nulli e la relazione dell'investigatore privato, da cui partì l'inchiesta, è utilizzabile. Lo ha deciso il gup Micaela Raimondo all'udienza preliminare a carico di dieci autisti di bus della Tua, nei cui confronti il pm Gloria Andreoli ha chiesto il rinvio a giudizio per le accuse di truffa aggravata e interruzione di pubblico servizio. 

I difensori dei dieci imputati (gli avvocati Daniela Posante, Tanja Castronovo, Gerlando Alonge, Leonardo Marino, Teresa Chiara, Gianluca Urso e Alessandro Rampello) all'udienza precedente avevano chiesto al giudice di dichiarare la nullità dei capi di imputazione formulati dalla procura perchè "troppo generici e indeterminati, tali da rendere impossibile un'adeguata difesa", e l'inutilizzabilità della relazione dell'investigatore privato perchè "priva della autorizzazione prefettizia".

Il giudice ha rigettato le eccezioni ma l'udienza è stata rinviata perchè l'avvocato Marino ha prodotto alcuni atti difensivi (in particolare l'interrogatorio di un dirigente della Tua) e della documentazione che ha comportato una modifica tecnica del capo di imputazione essendo venuta meno, per due imputati, la cosiddetta recidiva. 

Gli autisti della società Trasporti urbani Agrigento sono accusati di avere fatto la cresta sulla vendita dei biglietti e di avere deviato il percorso dei bus per proprie esigenze personali. Sul banco degli imputati siedono Maurizio Buttigè, 52 anni; Maurizio Camilleri, 52 anni; Giuseppe Danile, 60 anni; Giuseppe Donisi, 52 anni; Vincenzo Falzone, 53 anni; Giuseppe Lattuca, 59 anni; Michelangelo Nasser, 57 anni; Andrea De Carmelo Russo, 59 anni; Giuseppe Trupia, 54 anni e Angelo Vaccarello, 53 anni.

A Buttigè, Camilleri, Danile, Falzone, Lattuca, Russo e Vaccarello si contesta di avere venduto a bordo dei mezzi dei titoli di viaggio a un prezzo maggiore e non vendibili, di avere omesso la stessa registrazione della vendita e, soprattutto, di avere riciclato i biglietti vendendoli più volte senza obliterarli al fine di incassare la differenza oppure incassando i soldi senza neppure consegnarli.

Donisi, Nasser e Trupia sono accusati di interruzione di pubblico servizio perché, in tre circostanze, nell'estate del 2017, anno al quale si riferiscono tutte le contestazioni, avrebbero deviato il tragitto previsto, anche omettendo alcune fermate e lasciando gli utenti a piedi, per proprie esigenze personali. Si torna in aula il 9 giugno.

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