Cronaca

L'inchiesta sulla truffa nella vendita dei biglietti, ribaltato verdetto: licenziati tre autisti

La vicenda, che scaturisce da una denuncia della Tua, ha già portato al rinvio a giudizio di dieci dipendenti. La Corte di appello conferma il provvedimento disciplinare che era stato annullato dal giudice del lavoro

(foto archivio)

La Corte di appello di Palermo ribalta altre sentenze del tribunale del lavoro di Agrigento e conferma il licenziamento di altri tre autisti rinviati a giudizio nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta truffa nella vendita dei biglietti a bordo.

A comunicarlo è la stessa società che gestisce il trasporto pubblico urbano. "La Corte di appello - si legge in una nota - ha ribaltato altre tre sentenze con le quali il tribunale del lavoro di Agrigento aveva reintegrato tre autisti della Tua licenziati dall'azienda. Salgono così a cinque i licenziamenti confermati dalla Corte di appello di Palermo".

La vicenda risale al 2017 quando la Tua, dopo avere incaricato un’agenzia investigativa, ha denunciato una serie di condotte ritenute illecite da parte di alcuni autisti: la vendita a bordo di titoli di viaggio di tariffa A in luogo di quelli in dotazione agli autisti di tariffa B (i primi non possono essere venduti a bordo) e l’appropriazione di somme di denaro derivanti dalla vendita dei biglietti.

La denuncia presentata dalla ditta ha portato a 10 rinvii a giudizio, per le accuse di truffa e interruzione di pubblico servizio, decisi dal gup due settimane fa. 

Nel frattempo è proseguito il contenzioso davanti al giudice del lavoro dove gli autisti di bus hanno impugnato il licenziamento. 

"La Corte di appello di Palermo - prosegue sempre la Tua con una nota - ha, ancora una volta, ritenuto fondati i motivi di reclamo proposti dagli avvocati Carlo Boursier Niutta e Roberto Scelfo, difensori dell'azienda, ed ha riformato altre tre sentenze del tribunale di Agrigento confermando il licenziamento di Giuseppe Lattuca, Vincenzo Falzone e Maurizio Buttigè, dichiarando dunque estinto il rapporto di lavoro. In particolare, la Corte dopo avere ascoltato le testimonianze dell’investigatore privato ha confermato, da un lato, la gravità delle condotte contestate ai lavoratori Lattuca, Falzone e Buttigè e, dall'altro, la piena legittimità dei controlli effettuati dall'azienda di trasporto tramite l’agenzia investigativa incaricata".

Secondo quanto puntualizza la Tua "la Corte di appello, ancora una volta, nelle tre sentenze ha evidenziato come la specifica condotta debba essere inserita in un unitario e concorrente disegno doloso ed il danno economico debba essere ritenuto rilevante. In particolare, dopo i licenziamenti, la società ha provato una “impennata” di vendite a bordo “anche superiori al triplo”. La Corte ha, inoltre, accolto la tesi della società secondo cui laddove il fatto fosse stato accertato, ma il giudice riscontrasse vizi procedurali nell'applicazione della sanzione disciplinare ai lavoratori sarebbe spettato semplicemente un risarcimento, così come stabilito dalla riforma Fornero e come riconosciuto dal giudice parallelamente all'estinzione del rapporto di lavoro".

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