rotate-mobile
Lunedì, 27 Maggio 2024
Tribunale

La truffa dei posti di lavoro alla base Nato di Punta Bianca: al via processo alla "banda"

Due dei tre imputati sono stati rinviati a giudizio: si sarebbero spacciati per cardinali e gente in grado di condizionare ambienti militari e ministeriali, per ottenere l'assunzione e saltare la procedura di selezione bisognava pagare 2.500 euro. Almeno 150 le vittime

Soldi in cambio di posti di lavoro in una fantomatica base Nato che sarebbe stata allestita a Punta Bianca nello stesso sito dove, invece, dovrebbe nascere una riserva naturale: ha preso il via, dopo i rinvii a giudizio decisi dal gup Micaela Raimondo, il processo a carico di due dei presunti componenti della banda di truffatori.

Il gruppo avrebbe operato, tra febbraio 2020 e agosto 2021, truffando oltre 150 persone. A monte di tutto, secondo gli inquirenti, vi sarebbe stato l'ideatore del sistema, Luciano Montemurro, 64 anni, di Favara, che nelle riunioni con i truffati si sarebbe presentato come "Cardinale vescovo di Monreale", una personalità di rilievo politico e sociale tale da poter, appunto, garantire assunzioni. Insieme a Montemurro avrebbero agito due fratelli canicattinesi: Angelo e Diego Favata, 59 e 50 anni.

Il primo ha scelto il giudizio abbreviato. Gli altri due sono comparsi davanti ai giudici della seconda sezione penale presieduta da Wilma Angela Mazzara per l'inizio del dibattimento: il pubblico ministero Giulia Sbocchia, i difensori di parte civile e i legali degli imputati Paolo Ingrao e Calogero Meli hanno chiesto l'ammissione dei rispettivi mezzi di prova ovvero delle liste dei testimoni. Le prime vittime saranno sentite in aula il 9 maggio. Nella lista anche il generale dell'Esercito Luciano Portolano che sarebbe stato da loro indicato come futuro comandante della base e persino come destinatario delle somme di denaro richieste.

Tutto sarebbe partito dalla denuncia di alcune vittime che si sono rivolte ai militari, raccontando quanto stava accadendo. Sono state le intercettazioni poi ad accertare come i tre "mediante artifizi quali il millantato patrocinio di vertici dello Stato e la sostituzione di persona, la disponibilità di progetti edilizi, contratti, documenti e timbri falsi" avrebbero promesso 150 posti di lavoro tra le province di Agrigento, Caltanissetta e Palermo, in una immaginaria futura base militare da costruire a Punta Bianca. I truffati avrebbero versato somme a partire da 2.500 euro per saltare l'esame di assunzione.

Alcuni di loro, proprio seguendo un sistema piramidale tipico delle truffe, sono stati a loro volta convinti a diventare reclutatori di forza lavoro alla base. Il numero dei truffati, comunque, potrebbe essere molto più alto. Per rendere più credibile il racconto, secondo l'ipotesi accusatoria, i tre si sarebbero dotati di mappe della base, plichi sigillati in ceralacca, contratti falsi e addirittura tesserini contraffatti.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La truffa dei posti di lavoro alla base Nato di Punta Bianca: al via processo alla "banda"

AgrigentoNotizie è in caricamento