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Una delle ville sequestrate

Una delle ville sequestrate

L'inchiesta sulla truffa dei migranti al riesame: chiesto dissequestro e revoca misura

La difesa degli indagati dell'operazione "Omnia" impugna il provvedimento del gip: fissate le udienze al tribunale della libertà

Il 10 e l'11 marzo davanti al tribunale del riesame: l'operazione "Omnia", che il 18 febbraio ha fatto scattare sei misure cautelari e un sequestro preventivo dei beni, nell'ambito di un'indagine che ipotizza una truffa nella gestione dei centri di accoglienza, gestiti dall'associazione che ha dato il nome all'inchiesta, approda adesso al tribunale del riesame.

L'ordinanza, firmata dal gip Francesco Provenzano su richiesta del procuratore aggiunto Salvatore Vella e del sostituto Elenia Manno, è stata eseguita dai finanzieri del Comando provinciale. Per i sei indagati, accusati di associazione a delinquere e truffa, è stato disposto il divieto di contrarre con la pubblica amministrazione e l'obbligo di firma. Si tratta di Francesco Morgante, 52 anni; Anna Maria Nobile, 49 anni; Giovanni Giglia, 56 anni; Giuseppe Butticè, 56 anni; Alessandro Chianetta, 36 anni; tutti di Favara e Massimo Accurso Tagano, 48 anni, di Agrigento, responsabili con diversi ruoli della Omnia.

Emesso anche un decreto di sequestro preventivo di beni per un valore di oltre un milione e trecentomila euro: tra questi conti e rapporti bancari e finanziari riconducibili agli indagati, dieci unità immobiliari (tra cui due lussuose ville nel territorio agrigentino), e altri beni immobili. L'ipotesi degli inquirenti, che sulla vicenda indagano dal 2015, è che i responsabili della associazione che gestiva 15 centri di accoglienza e fatturava anche 5 milioni di euro in un anno, facesse la cresta sull'accoglienza con i migranti che risultavano ospiti di più strutture contemporaneamente quando, invece, erano stati trasferiti o, addirittura, erano finiti in carcere.

I difensori di Butticè, Giglia, Morgante e Nobile - gli avvocati Daniela Posante e Antonella Arcieri - hanno impugnato sia il provvedimento di sequestro che la misura cautelare personale. Per quest'ultima, mercoledì, al tribunale della libertà di Palermo, si celebrerà l'udienza, da remoto, per chiedere la revoca. L'indomani, davanti ai giudici della prima sezione penale del tribunale di Agrigento, presieduta da Alfonso Malato, sarà discussa la richiesta di dissequestro degli stessi difensori e dell'avvocato Calogero Sferrazza, legale di Accurso Tagano.

Quest'ultimo è stato l'unico che ha scelto di rispondere al giudice, in occasione dell'interrogatorio, respingendo le accuse e dicendosi estraneo alla gestione della Omnia occupandosi solo della gestione contabile. 

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