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Una delle ville sequestrate

Una delle ville sequestrate

La cresta sull'accoglienza dei migranti, confermato sequestro di beni per 4 indagati

Operazione "Omnia": i componenti dell'associazione che gestiva 15 centri di accoglienza sono accusati di associazione a delinquere e truffa: revocate, invece, tre misure cautelari

Ordinanza cautelare annullata: i giudici del tribunale del riesame di Palermo, al quale si sono rivolti i difensori, gli avvocati Daniela Posante e Antonella Arcieri, hanno annullato la misura cautelare nei confronti di tre dei sei indagati dell'operazione "Omnia". Al tempo stesso i giudici del tribunale di Agrigento hanno rigettato la richiesta di dissequestro di case, terreni e conti correnti intestati agli indagati e all'associazione Omnia che gestiva 15 centri di accoglienza fra le province di Agrigento e Caltanissetta.

L'indagine, che ha portato a sei provvedimenti cautelari e a un sequestro di beni per oltre un milione di euro, ipotizza l'esistenza di una vera e propria associazione a delinquere che avrebbe truffato lo Stato attraverso la falsificazione dei registri delle presenze dei migranti in modo da ottenere il rimborso per l'ospitalità dei profughi che, in realtà, si erano già allontanati, erano stati trasferiti o, persino, finiti in carcere.

Un business, alimentato anche - sostiene l'accusa - da forniture fantasma di acqua minerale e capi di abbigliamento, che avrebbe fatto lievitare i fatturati fino a 5 milioni di euro in un anno.

Il 18 febbraio, i finanzieri del Comando provinciale di Agrigento hanno eseguito l'ordinanza, firmata dal gip Francesco Provenzano su richiesta del procuratore aggiunto Salvatore Vella e del sostituto Elenia Manno. Per i sei indagati, accusati di associazione a delinquere e truffa, è stato disposto il divieto di contrarre con la pubblica amministrazione e l'obbligo di firma.

Si tratta di Francesco Morgante, 52 anni; Anna Maria Nobile, 49 anni; Giovanni Giglia, 56 anni; Giuseppe Butticè, 56 anni; Alessandro Chianetta, 36 anni; tutti di Favara e lo stesso Massimo Accurso Tagano, 48 anni, di Agrigento, responsabili con diversi ruoli della Omnia.

"Non ci sono gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati e, in ogni caso, si tratta di episodi che risalgono al lontano 2015. Sono fatti datati nel tempo che non possono giustificare alcuna misura cautelare".

Così gli avvocati Daniela Posante e Antonella Arcieri, difensori di Morgante, Nobile, Giglia e Butticè avevano chiesto ai giudici del tribunale del riesame di Palermo di annullare il provvedimento restrittivo che imponeva loro l'obbligo di firma. Per i primi tre i giudici hanno deciso l'accoglimento del ricorso, per Butticè non c'è stata ancora alcuna decisione.

Per gli stessi indagati i giudici della prima sezione penale del tribunale di Agrigento, presieduta da Alfonso Malato, hanno rigettato la richiesta di dissequestro.

Aggiornato alle 20,30

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