Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

L'inchiesta sulla truffa dei migranti, annullato sequestro al ragioniere della Omnia Academy

I giudici del riesame hanno revocato pure la misura cautelare a uno dei soci: l'accusa, per tutti i sei indagati è di associazione a delinquere

Sequestro preventivo annullato: i giudici del tribunale del riesame di Agrigento, ai quali si è rivolto l'avvocato Calogero Sferrazza, hanno restituito un appartamento e alcuni conti correnti a Massimo Accurso Tagano, 50 anni, di Agrigento, ragioniere della Omnia Academy, associazione che gestiva 15 centri di accoglienza sparsi fra le province di Agrigento e Caltanissetta. 

L'inchiesta, condotta dal procuratore aggiunto Salvatore Vella e dal pm Elenia Manno, ipotizza una truffa milionaria nella gestione dell'accoglienza dei migranti attraverso la falsificazione dei registri delle presenze degli ospiti dei centri di accoglienza in modo da ottenere il rimborso per l'ospitalità dei profughi che, in realtà, si erano già allontanati, erano stati trasferiti o, persino, finiti in carcere.

L'avvocato Sferrazza ha sostenuto che i beni andassero dissequestrati perchè "Accurso Tagano si occupava solo di elaborare le buste paga e i documenti contabili, non aveva ruoli di gestione della società".

I giudici del tribunale della libertà di Palermo, al quale, invece, si sono rivolti i difensori, gli avvocati Daniela Posante e Antonella Arcieri, sempre ieri, hanno annullato la misura cautelare per il quarto indagato destinatario del provvedimento del gip che gli imponeva l'obbligo di firma. 

Si tratta di Giuseppe Butticè, 57 anni, di Favara, socio della Omnia Academy che curava i rapporti con le amministrazioni. Nei giorni scorsi lo stesso provvedimento, in accoglimento sempre del ricorso degli avvocati Arcieri e Posante, era stato deciso per Francesco Morgante, 52 anni; Anna Maria Nobile, 49 anni e Giovanni Giglia, 56 anni, altri responsabili della Omnia. 

Al tempo stesso il collegio di giudici del tribunale di Agrigento, presieduto da Alfonso Malato, per questi quattro indagati, hanno rigettato la richiesta di dissequestro di case, terreni e conti correnti intestati a loro e all'associazione Omnia.

L'indagine, svolta sul campo dalla Guardia di Finanza, che ha portato a sei provvedimenti cautelari e a un sequestro di beni per oltre un milione di euro, delinea l'esistenza di una vera e propria associazione a delinquere.

Un business, alimentato anche - sostiene l'accusa - da forniture fantasma di acqua minerale e capi di abbigliamento, che avrebbe fatto lievitare i fatturati fino a 5 milioni di euro in un anno.

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