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Il provvedimento / Licata

Torture ai disabili, spaccio e armi: deve scontare 12 anni e 5 mesi, 30enne in carcere

Antonio Casaccio era ai domiciliari con braccialetto elettronico, dopo tre sentenze definitive è stato accompagnato alla casa circondariale "Pasquale Di Lorenzo"

Deve scontare 12 anni e 5 mesi di reclusione. Cumulo di pene, dopo tre sentenze definitive, per Antonio Casaccio, 30 anni, di Licata che è stato arrestato dai carabinieri e accompagnato alla casa circondariale "Pasquale Di Lorenzo" di Agrigento. Il giovane licatese era ai domiciliari con braccialetto elettronico. I militari dell'Arma, ricevuto il provvedimento, hanno dato esecuzione all'ordine di carcerazione emesso dalla procura generale di Palermo. 

Le sentenze definitive sono per i reati di lesioni personali, sequestro di persona, tortura, violazione di domicilio, danneggiamento, detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi. Reati commessi a Licata dal 2019 al 2021. A carico del trentenne anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. 

Antonio Casaccio era stato coinvolto, ed è stato condannato anche in appello, nell'inchiesta dei carabinieri che - con grande eco mediatico nazionale - portò alla luce il caso dei disabili picchiati, sequestrati e umiliati. Scene dell'orrore riprese con i telefonini e video diffusi in rete e sui social con titoli di derisione. Il 27 aprile del 2022, il licatese lasciò il carcere dove si trovava dal 26 gennaio del 2021 e venne messo agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.  

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Il 28 giugno del 2021, al licatese - all'epoca già in carcere, a Trapani, - venne notificata una nuova ordinanza di custodia cautelare siglata dal gip. Le indagini successive, sviluppate sempre dai carabinieri che all'epoca erano coordinati dal capitano Francesco Lucarelli, avrebbero accertato l'esistenza di ulteriori video di episodi di violenza, nonché minacce e violenze alla parte offesa nel tentativo - ricostruirono allora i militari dell'Arma - di farle ritrattare le accuse in sede di incidente probatorio. 

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