Cronaca

Coronavirus, parola agli infermieri: "I pazienti sono svegli e terrorizzati"

A parlare sono due agrigentini in "trincea", ovvero Pietro Catalano e Salvatore Danna

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Sono tanti gli agrigentini al nord che fronteggiano l’emergenza Coronavirus. Le testimonianze, i loro racconti, parlano di esperienza che mai potranno dimenticare.  Tra di loro, ed in prima linea, due infermieri che operano rispettivamente all’Asl di Torino ed all’ospedale Vittorio Emanuele di Catania.

Secondo quanto fatto sapere da La Sicilia sono Pietro Catalano e Salvatore Danna di Lucca Sicula. Entrambi, dunque, hanno raccontato i loro giorni in pieno Covid 19.  

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"I primi giorni di marzo, al pronto soccorso dell’ospedale dove lavoro, alle porte di Torino, si formava la coda delle ambulanze – afferma Pietro Catalano, 27 anni a La Sicilia  – i pazienti che accusavano sintomi crescevano di giorno in giorno, non era più una notizia del tg, era una cosa che ci riguardava da vicino e così ci siamo ritrovati nel pieno di una battaglia contro questo maledetto virus. Ho visto e continuo a vedere la stanchezza sul volto dei miei colleghi, ho visto persone fermarsi oltre gli orari stabiliti, colleghi con le lacrime agli occhi perché non riuscivano a salvare tutti e osservando i parametri vitali di alcuni ammalati rilevavano già un destino segnato. La sera, a volte, faccio fatica ad addormentarmi".

"I pazienti sono svegli, terrorizzati dall’ambiente e consapevoli della loro criticità - dice Salvatore Danna a La Sicilia -. La ventilazione gli impedisce di parlare, comunichiamo a gesti e quando vedo il pollice in su, mi carico. Ogni tanto accenno un sorriso, ma la mia maschera gli impedisce di vederlo". 

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