Lunedì, 22 Luglio 2024
L'approfondimento

Sbarchi di migranti e attentati terroristici: ecco i "lupi solitari" che sono "passati" da Lampedusa

Si tratta, in proporzione ai numeri degli approdi, di casi rari perché i fondamentalisti islamici che hanno compiuto attentati sono risultati essere anche nati, o residenti da decenni, in vari stati europei

Non tutti i migranti che sbarcano a Lampedusa sono dei terroristi. Anzi, in proporzione ai numeri dell'ultimo decennio, i casi sono rari. Certo Lampedusa, così come il resto della costa Occidentale della Sicilia, è la porta d'ingresso d'Europa. E degli episodi infinitesimali si sono, purtroppo, verificati. Ma i fondamentalisti islamici, o jihadisti che dir si voglia, che hanno, al grido di "Allah Akhbar" (Allah è il più grande ndr.) compiuto attentati - da Madrid, Barcellona, Londra, Marsiglia, Parigi, Nizza a Berlino (mai in Italia) - sono risultati essere anche nati, o residenti da anni e anni, in vari stati europei. 

Da Lampedusa, dove l'attenzione delle forze dell'ordine è sempre massima e dove giungono famiglie e migliaia di persone perbene che cercano solo vita e futuro, qualcuno, non soltanto l'attentatore di Bruxelles, che si è poi rivelato essere un "lupo solitario" è però passato. 

Anche il ventiquattrenne tunisino Anis Amri che, il 19 dicembre del 2016, compì l'attentato al mercatino di Natale di Berlino, con 12 morti e 56 feriti, era sbarcato a Lampedusa dove, il 20 settembre del 2011, aveva avuto - partecipandovi - un ruolo nell'incendio del centro d'accoglienza

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Amri al momento dell'approdo si dichiarò minorenne. Per danneggiamenti e altri reati venne, nel corso del tempo, arrestato, processato e condannato a 4 anni. Uscito dal carcere nella primavera del 2015, a suo carico era stato firmato un provvedimento di espulsione ed era stato portato al centro di identificazione ed espulsione di Caltanissetta da dove, trascorsi i termini di legge, gli venne intimato di lasciare il Paese. A Berlino compì la strage e il 23 dicembre del 2016 venne ucciso, dalla polizia, a Sesto San Giovanni. 

Prima di Amri, un tunisino 22enne, Touil Abdelmajid, venne ritenuto responsabile d'aver dato supporto logistico al gruppo armato responsabile dell'attentato al museo nazionale del Bardo a Tunisi (18 marzo del 2015) dove morirono 24 persone, tra cui 21 turisti, un agente delle forze dell'ordine e due terroristi, e 45 persone rimasero ferite. Il giovane venne arrestato a maggio dello stesso anno a Gaggiano, nel Milanese. In Italia era arrivato, nel febbraio del 2015 (quindi un mese prima dell'attentato terroristico), sbarcando con altre 90 persone a Porto Empedocle. 

Era "passato" da Lampedusa invece il tunisino Brahim Aoussaoui che, il 29 ottobre del 2020, sgozzò tre persone nella basilica di Notre-Dame a Nizza. Il ventunenne era giunto sulla maggiore delle isole Pelagie il 20 settembre ed era stato caricato (era tempo di emergenza Coronavirus) sulla nave quarantena Rhapsody. Fra l’8 e il 9 ottobre venne sbarcato a Bari. Le verifiche, fatte dalla polizia, non fecero emergere a suo carico altri tentativi di ingresso in Italia, né precedenti penali o segnalazioni dell’intelligence. Ricevette un decreto di respingimento, firmato dal prefetto di Bari, e un ordine del questore di abbandonare l’Italia entro 7 giorni. Da Bari raggiunse Nizza. 

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Ieri, grazie al raffronto delle impronte digitali (che vengono rilevate a tutti i migranti maggiorenni che sbarcano in Italia), la certezza che anche l'attentatore tunisino Abdesalem Lassoued, che ha ucciso due persone a Bruxelles, era arrivato, ma usando un altro alias, a Lampedusa nel gennaio del 2011.

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Da Alfano a Salvini: le parole dei ministri

"È già successo in passato, terroristi islamici che sbarcano a Lampedusa. Mi hanno accusato di fomentare odio, invece avevo ragione" - ha già detto, infatti, il ministro dei Trasporti e leader della Lega, Matteo Salvini che, annunciando controlli a tappeto, ha lanciato un'ennesima stoccata ai giudici di Catania - . "Dio non voglia che anche solo uno tra le decine di migranti rilasciati da alcuni giudici contrari ai decreti del governo, e poi evaporati, si armi di cattive intenzioni". 

Già nel giugno del 2015, l'allora ministro dell'Interno Angelino Alfano, parlando di un sospetto jihadista sbarcato a Lampedusa e poi trasferito a Porto Empedocle, aveva chiesto ai prefetti di rafforzare le misure di vigilanza. Sul tablet del libico, in quel caso, vennero trovate fotografie che lo ritraevano in mimetica, con un kalashnikov e una testa mozzata in mano

Timori e allarmi dei magistrati

Di terrorismo e rischi di infiltrazioni hanno, inevitabilmente e ripetutamente, parlato anche i magistrati. Nel gennaio del 2017, durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario di Caltanissetta, lo aveva fatto l'allora procuratore generale Sergio Lari: "Temiamo che vi sia il pericolo di un attentato anche nel nostro territorio e che appartenenti ad organizzazioni terroristiche possano trovarsi qui".

Nel settembre dello stesso anno, parlando di sbarchi "fantasma", lo stesso aveva fatto l'allora procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio: "E' un'immigrazione pericolosa. Ci sono persone che non vogliono farsi identificare, gente già espulsa in passato dall’Italia o appena liberata con l’amnistia dalle carceri tunisine o magari che ha preso parte alle rivolte del 2011. Tra loro potrebbero esserci anche persone legate al terrorismo internazionale". Allarme rilanciato, nel luglio del 2019, durante l'audizione alle commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia della Camera: "Alcuni dei terroristi degli atti compiuti in Francia, Olanda e in Germania sono entrati dalla porta Sicilia. Attenzione!". Ma già il 26 novembre del 2018, l'allora procuratore Patronaggio aveva ricordato: "Da questa Procura è partito l'allarme per eventuali infiltrazioni di terroristi nelle piaghe dell'immigrazione. Gli 'sbarchi fantasma' non ce li siamo inventati noi o i giornali, ma abbiamo alzato la voce quando, dopo la rottura del fronte Isis, vi era il pericolo che dalla Tunisia potessero passare verso l'Europa". 

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