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Da sinistra Tuttolomondo e Vasile Cozzo

Da sinistra Tuttolomondo e Vasile Cozzo

"Tentò di uccidere il cognato per contrasti passionali", chiesto rinvio a giudizio per pescivendolo

Il procuratore Luigi Patronaggio chiede di mandare a processo Giovanni Tuttolomondo, 47 anni, di Porto Empedocle, accusato di avere sparato insieme a un complice a Libertino Vasile Cozzo

Il diciotto maggio davanti al giudice dell’udienza preliminare Francesco Provenzano: approda in aula, a distanza di quattro anni, la vicenda giudiziaria scaturita dall’agguato ai danni del noto pregiudicato Libertino Vasile Cozzo, 41 anni, che riuscì a salvarsi grazie alla prontezza di riflessi con cui nascose la testa sotto un furgone e che di recente è finito di nuovo in carcere. Sul banco degli imputati il pescivendolo Giovanni Tuttolomondo, 47 anni, cognato della vittima.

La richiesta di rinvio a giudizio è stata firmata dal procuratore Luigi Patronaggio e sarà adesso discussa in aula. I difensori, gli avvocati Salvatore Cusumano e Salvatore Pennica, potranno chiedere eventuali riti alternativi come il giudizio abbreviato o il patteggiamento. Tuttolomondo è accusato di avere esploso otto colpi di pistola per uccidere il cognato col quale erano sorti contrasti di natura passionale. Ad agire sarebbero stati in due ma il secondo killer non è stato mai individuato.

L’agguato è scattato nella notte fra il 4 e il 5 aprile del 2013 sulla banchina del porto empedoclino dove Vasile Cozzo aveva un magazzino in cui depositava il pesce dopo averlo pescato.

Uno dei due killer (secondo gli inquirenti Tuttolomondo) avrebbe pronunciato quella frase che avvalora la pista passionale: “Bastardo, vatti a cercare le corna”. Poi sono partiti i colpi. Un altro possibile movente è quello lavorativo: Tuttolomondo, poco prima, aveva subito l’incendio del proprio furgone adibito al trasporto del pesce e sospettava che fosse il cognato l’autore dell’attentato. 

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