Martedì, 16 Luglio 2024

Tecnologia e scienza nelle inchieste, il generale Garofano: "Consentono di individuare tracce invisibili"

Il procuratore capo reggente Salvatore Vella: "La prova scientifica è sicuramente un elemento sempre più importante per le indagine, ma non è l'unica"

C'è un investigatore in più. Tecnologia e scienza contribuiscono - non sono determinati da sole, ma contribuiscono - allo sviluppo delle attività investigative. E' emerso anche questo, ieri, durante il convegno, al quale hanno partecipato giornalisti ed avvocati, "Luci ed ombre sulle moderne prove scientifiche" che si è tenuto al museo archeologico "Griffo" con relatori d'eccellenza come il generale Luciano Garofano, già comandante del Ris di Parma, il procuratore reggente di Agrigento Salvatore Vella, l'avvocato Giacomo Frazzitta e il giornalista-criminologo Franco Castaldo. L'incontro è stato moderato dal giornalista Franco Pullara.

"Tecnologia e scienza facilitano molte delle cose che ieri non avevamo neanche la possibilità di ottenere. I cellulari ci danno delle informazioni sulla posizione, sulle relazioni, su quello che riguarda le persone che lo usano - ha spiegato il generale Garofano - . Il Dna e altre tecnologie hanno consentito di individuare tracce invisibili e quindi utilizzarle ai fini ricostruttivi. Tecnologia e scienza hanno fatto profondamente la differenza". 

"Le prove scientifiche danno un elemento di certezza all'interno del processo che viene sempre di incertezza e di dubbio - ha spiegato il procuratore capo, facente funzioni, Salvatore Vella - . Talvolta questa certezza è effimera perché le prove scientifiche devono essere valutate, giustamente analizzate, e talvolta quelle che sembrano certezze, certezze non sono. La prova scientifica è sicuramente un elemento sempre più importante per le indagine, ma non è l'unico elemento. Se utilizzata per bene, la prova scientifica ha una importanza anche in processi molto complicati". 

"Le prove scientifiche stanno avendo un'evoluzione che è compatibile con l'evoluzione tecnologica - ha detto l'avvocato Giacomo Frazzitta - . Dovranno però fare i conti con le novità introdotte dalla riforma Cartabia con riferimento alla tempistica per le indagini. La Corte Europea per i diritti dell'uomo, nel 2021, aveva già bacchettato l'Italia dicendo che ci sono indagini che durano troppo. S'è messo quindi un perimetro preciso e c'è il rischio che determinate attività, anche quelle di natura scientifica, se fatte fuori termine vanno nel nulla. Bisogna contemperare il tempo di indagine previsto dal codice con la scienza e con l'evoluzione che la scienza ha". 

"L'intero mondo delle investigazioni è mutato rispetto a quando ho iniziato a fare il giornalista - ha commentato Franco Castaldo - . Un punto di svolta si è avuto a partire dalla seconda metà degli anni Novanta, prima le parole Dna, cani molecolari nemmeno esistevano. Quando ho iniziato io a fare il giornalista esisteva il guanto di paraffina per sapere se qualcuno aveva sparato e le impronte digitali, ora siamo in un altro mondo. Ed è evidentemente la strada giusta per combattere il crimine". 

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