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"Il centro commerciale andrà demolito", via ricorso alla Cassazione contro il Comune

La vicenda che coinvolge la società "Gellia" risale a diversi anni fa: l'ultimo pronunciamento fu del Cga

In un'area destinata a verde pubblico hanno costruito tre grandi strutture commerciali in forza di una sentenza del Tar, ma il Cga aveva cambiato idea e tutto sarebbe da demolire. La complessissima vicenda tra il Comune e la socità "Gellia Srl" approda adesso in Cassazione.

Un passo indietro: dopo alcuni anni di "muro contro muro" con il Municipio (con tanto di minacciato maxi risarcimento danni nei confronti del Consiglio comunale che non autorizzava la variante urbanistica necessaria) la società ottenne dal Tar e dal Cga (ma solo in termini di sospensiva) il "via libera" alla realizzazione di tre grandi strutture di vendita nel cuore del Villaggio Mosè riconoscendo che il piano regolatore generale effettivamente valido e operativo è quello precedente a quello attualmente applicato da Palazzo dei Giganti.

Dopo qualche anno, a negozi già costruiti sfruttando una concessione del Municipio che era però subordinata ad eventuali successivi gradi di giudizio della giustizia amministrativa, è arrivato però un giudizio totalmente di segno opposto del Consiglio di giustizia amministrativa. Questo, con il giudizio di merito ha ribadito in modo non equivocabile che il piano oggi vigente è anche quello valido (ricalcando un pronunciamento del Cgars di un anno fa circa che sta oggi “normalizzando” la situazione) ma, soprattutto, stabilì che il Comune non ha mai ritirato alcuna concessione edilizia, ma semmai un mero atto endoprocedimentale alla stessa.

La conseguenza immediata sarebbe dovuta essere la demolizione. In realtà dopo la sentenza (pronunciata a metà agosto) è partita una fitta interlocuzione tra il Comune e la società e oggi la questione si è spostata dinnanzi alla Corte di Cassazione, a cui si è rivolto il privato per chiedere di fatto l'annullamento del pronunciamento del Cga e il riconoscimento del diritto all'edificazione della struttura.

Il danno economico per i costruttori del resto sarebbe enorme, mentre il Municipio continua a sostenere non vi sia il rischio di risarcimenti.

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