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Venerdì, 19 Aprile 2024
Operazione "Giano bifronte"

Tangenti in cambio di prestiti a tasso agevolato? La prescrizione spazza via il processo

Dopo quattro anni di dibattimento il decorso del tempo non consente più di procedere per una decina di ipotesi di reato di falso e per alcune di corruzione. L'istruttoria continua in versione ridotta ma potrebbe essere ulteriormente "falcidiata"

La prescrizione spazza via gran parte delle accuse a carico dei diciassette imputati dell'inchiesta "Giano Bifronte" che ipotizza un giro di tangenti in cambio della concessione di prestiti a tasso agevolato da parte dell'Irfis, istituto di credito di cui la Regione è unico azionista.

I giudici della prima sezione penale, presieduta da Alfonso Malato, dopo 4 anni di dibattimento hanno emesso una sentenza di non doversi procedere, perchè il decorso del tempo non prevede che si possa procedere con il processo, per dieci imputazioni contestate. Si tratta, per la quasi totalità di ipotesi di reato di falso, e di un paio di accuse di corruzione. I fatti al centro del dibattimento, iniziato 4 anni fa, sono molto datati nel tempo. All'udienza precedente il pubblico ministero Maria Barbara Grazia Cifalinò aveva fatto notare che era decorso il termine previsto dalla legge e non era più consentito procedere con l'istruttoria, ancora molto lunga e complessa, chiedendo ai giudici di emettere una sentenza di non doversi procedere.

Il fascicolo, adesso, sarà sistemato dagli uffici che sfoltiranno la lista degli imputati e delle imputazioni. Altri capi di accusa, peraltro, sono prossimi alla prescrizione e potrebbero non essere più oggetto di discussione prima della conclusione de processo.

L’inchiesta ruota attorno a due personaggi chiave: il funzionario dell'istituto Paolo Minafò, 57 anni, palermitano, e il consulente del lavoro Antonio Vetro, 53 anni, di Favara. Vetro, secondo l’accusa, avrebbe ideato un sistema corruttivo che si serviva della società di consulenza Intersystem srl di cui lui era amministratore e Minafò sarebbe stato socio occulto. Le tangenti, necessarie perché in caso contrario la richiesta di finanziamento sarebbe stata bloccata con un pretesto oppure scavalcata dalle altre che erano state presentate dagli imprenditori che avevano pagato la “bustarella”, sarebbero state mascherate con delle consulenze all'Intersystem. 

 
Nella lista iniziale degli imputati c'erano altri quindici imprenditori - soci di piccole attività che operano in svariati settori - accusati di avere corrotto Minafò attraverso Vetro.

Il processo, quindi, continua in versione ridotta per le altre imputazioni. I ifensori (nel collegio, fra gli altri, gli avvocati Raffaele Barra, Antonino Gaziano, Giuseppe Barba, Salvatore Cusumano, Antonio Bordonaro, Gianluca Sprio, Calogero Meli e Salvatore Manganello) avrebbero dovuto interrogare il tenente colonnello Antonio Cecere, ex comandante del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza che, però, non ha potuto presentarsi per deporre e sarà ascoltato all'udienza del 4 aprile. 

(Aggiornato il 13 luglio alle 12,50)

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