Martedì, 28 Settembre 2021
Cronaca

Tangenti all'Irfis per prestiti a tassi agevolati, cambia ancora il gup

La difesa ripropone le vecchie questioni preliminari: "Le intercettazioni non sono utilizzabili perchè disposte in altro procedimento"

Ancora un cambio di giudice all'udienza preliminare a carico di diciassette imputati accusati di avere messo in piedi un giro di tangenti in cambio della concessione di prestiti a tasso agevolato da parte dell'Irfis, istituto di credito di cui la Regione è unico azionista. Ieri mattina l’udienza è ripresa davanti al gup Giuseppe Miceli, peraltro preso “in prestito” dalla seconda sezione penale, e la difesa (nel collegio, fra gli altri, gli avvocati Antonino Gaziano, Calogero Meli, Francesco Gibilaro e Salvatore Manganello) ha riproposto le stesse questioni relative all’utilizzabilità delle intercettazioni. Secondo i legali, alcune non possono essere usate perché disposte in un procedimento diverso.

Il processo resta fermo al palo

Si torna in aula il 29 gennaio per sciogliere la riserva. L’inchiesta ruota attorno a due personaggi chiave: il consulente del lavoro Antonio Vetro, 48 anni, di Favara, e il funzionario dell'Irfis Paolo Minafò: entrambi erano finiti in carcere il 21 giugno dell'anno scorso, giorno dell'operazione “Giano Bifronte”, eseguita dalla Guardia di Finanza. Vetro, secondo l’accusa, avrebbe ideato un sistema corruttivo che si serviva della società di consulenza Intersystem srl di cui lui era amministratore e Minafò sarebbe stato socio occulto.

Le tangenti sarebbero state mascherate con delle consulenze all'Intersystem. 

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