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Cronaca

"Tangenti in cambio di finanziamenti agevolati all'Irfis", chiusa inchiesta: 17 indagati

Il sistema corruttivo avrebbe ruotato attorno al consulente del lavoro Antonio Vetro e al funzionario dell'istituto di credito Paolo Minafò

Tangenti in cambio di finanziamenti a tasso agevolato che venivano mascherate con delle parcelle a una società, gestita da un consulente del lavoro già finito al centro di tante altre inchieste e che, questa volta, secondo i pm avrebbe stretto accordi con un funzionario dell’Irfis, istituto di credito di cui la Regione Sicilia è unico azionista.

A distanza di quattro mesi dall'operazione "Giano Bifronte" la Procura di Agrigento fa notificare diciassette avvisi di conclusione delle indagini preliminari.

Il provvedimento è stato firmato dal pubblico ministero Andrea Maggioni, titolare dell’inchiesta, che ha pure presentato ricorso in Cassazione chiedendo il ripristino di alcune misure cautelari che il riesame aveva annullato ritenendo che il gip Francesco Provenzano si fosse limitato a “riportare, senza motivare adeguatamente, la richiesta di misura cautelare del pm”. 

L’inchiesta ruota attorno a due personaggi chiave: il consulente del lavoro Antonio Vetro, 48 anni, di Favara, e Paolo Minafò, 51 anni, palermitano, funzionario dell’Irfis: entrambi lo scorso 21 giugno, giorno in cui è scattata l’operazione della Guardia di finanza denominata “Giano Bifronte”, sono finiti in carcere. Vetro, secondo l’accusa, avrebbe ideato un sistema corruttivo che si serviva della società di consulenza Intersystem srl di cui lui era amministratore e Minafò sarebbe stato socio occulto. Nella lista degli indagati, nei cui confronti la Procura, si accinge a chiedere il rinvio a giudizio ci sono altri quindici imprenditori - soci di piccole attività che operano in svariati settori - accusati di avere corrotto Minafò attraverso Vetro. 
 

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